L’Europa ricostruita

Politica ed economia tra Stati Uniti ed Europa occidentale 1945-1955

David W. Ellwood, pp. 345, Il Mulino, gennaio 1994

La fine della guerra fredda ha reso nello stesso tempo possibile e necessaria una rivisitazione del decennio 1945-1955. […]

Annotazioni / spunti di riflessione

• Verso la fine della guerra, in parecchie nazioni si valutava quale politica economica si dovesse intraprendere.
• Era chiaro che per evitare altre guerre, ogni nazione avrebbe dovuto raggiungere una stabilità economica/politica.
• Per contro si delimitava pian piano le divergenze fra il modello capitalistico e quello comunista. Di conseguenza questa tendenza finirà per mettere sotto “dipendenza” varie nazioni d’Europa.
• Difficoltà di ripresa, penuria di generi alimentari, aumento del tasso di mortalità.
• Penuria di carbone.
• Grande esodi di persone senza più un tetto
• Aumento delle dittature
• Acutizzarsi dei problemi fra le campagne e le città (i contadini non rifornivano più le città …)
• Contadini profittatori ( ?) È un fatto che molti di loro in questo periodo riuscirono a riscattare tutti i loro debiti.
• Nov 1943 creazione UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration). Organo avente quali scopi di organizzare gli approvvigionamenti e i servizi essenziali nei paesi liberati. Questo organo avrà vita breve
• 1945 Grave crisi alimentare, ampliata a livello mondiale
• fine 1946, liquidazione dell’UNRRA
• Periodo (inizio dopo guerra) costellato da scioperi (inflazione e disoccupazione di massa)
• In Francia, l’apparato trasporto (strade, ferrovie) era altamente distrutto e vi era una grande penuria di carbone (questo lo si poteva riscontrare anche in altre parti d’Europa)
• La penuria di carbone, oltre a bloccare le industrie, bloccava anche le economie domestiche.
• La GB, grazie ad una clima politico più stabile (cooperativo), riuscì nel ’46 ad aumentare la produzione (slogan :”Fill the ships and we will fill the shops” – riempite le navi e noi riempiremo i negozi). Gli scioperi erano considerevolmente diminuiti.
• 1948 Europa meridionale. Pericolo di una guerra civile.
• Crescita della diffidenza verso i partiti comunisti (questo dovuto alla politica che Stalin stava conducendo)
• Ascesa dei partiti cristiano democratici, con l’appoggio della chiesa cattolica
• In Francia, Monnet ebbe un grande ruolo per risollevare la Francia. In mezzo a tanto pessimismo, quest’ultimo fu capace di intuire che la Francia era un paese nuovo, pieno di energie vigorose, a cui mancavano soltanto un ambiente in cui lavorare, un metodo di azione, e obiettivi su cui convergere.
• La ricostruzione in Germania era ancora più difficoltosa, dato che sul finire della guerra Hitler aveva decretato quell’azione chiamata più tardi, “l’atto suicida”, cioè la (quasi) completa distruzione di tutte le opere basilari (infrastrutture, strade, ponti, ecc.). Un solo risultato ; un disastro economico (sociale).
• La politica dei 2 blocchi verso alla Germania all’inizio del dopo guerra era molto contorta e per meglio dire inesistente. Non c’era una rappresentanza politica. Gli affari erano condotti dai distaccamenti militari. Negli anni successivi il problema Germania (e la sua occupazione) diventò il punto centrale (problema) della ricostruzione europea.
• Una ricostruzione Europea non poteva avvenire senza tenere conto della Germania (posizione, risorse, capacità produttive, ecc.)
• Ognuna delle potenze vincitrici operava in Germania, secondo le proprie idee e le proprie esperienze passate e di governo. Quindi l’intera questione Germanica era condotta separatamente. (si basti ricordare l’atteggiamento della GB e della F dopo la 1a guerra mondiale)
• Difficoltà degli Inglesi di concepire un piano per la loro parte occupata (avevano la zona più popolosa ; avevano paura anche che gli USA si ritirassero dal contesto e la Russia era alle porte)
• Inizio 1946 unificazione degli intenti fra USA e GB
• Divisione dell’Europa in 2 aree ideologicamente contrapposte fra loro.
• Creazione di una nuova minaccia (guerra fredda)
• Profilarsi di un nuovo ruolo (impegno) degli USA nell’Europa.
• La politica del dopo guerra è una politica prettamente incentrata sull’economia e di conseguenza sulla ricostruzione. Formazione di nuovi assetti e forze politiche.
• circa ’47. Gli USA decidono ora di intervenire, per migliorare il tenore di vita degli europei, ma anche per contrastare l’avanzata del comunismo.
• L’aiuto USA, comunque aveva tutte le sue concezioni e strategie (varie e surrealistica ; creazione di un’Europa sul modella americano) ; ma alla fine furono gli Europei capeggiati dagli Inglesi a costringere il pensiero americano a svoltare in una direzione nuova e più realistica (richiesta di aiuto presentato a Washington fra la primavera del ’45 e del ’47)
• Dopo il ’45 assistiamo ad un cambiamento di ruolo è la fine dell’Impero Britannico quale entità economica, relegato a subalterno degli USA
• Dal ’47 si constatava una minor penuria di materie prime. Anche la situazione alimentare e le reti ti trasporto, stavano sensibilmente migliorando.
• Come già citato in questi anni sono soprattutto le difficoltà di quasi tutte le nazioni Europee (economie / ricostruzione) al centro della politica. Per esempio la GB ha dovuto “smobilitare” il suo impero coloniale ; cioè disimpegnarsi militarmente ed economicamente al di fuori dell’Europa, cedendo in parte lo scettro agli USA
• (dalla politica Truman) rivolto agli stati Europei :”o siete con noi, o contro di noi”
• Relazioni del dopo guerra : diffidenza = futura guerra fredda
• La situazione generale di vita erano quelle della guerra ; penuria di generi alimentari, scarsità di illuminazioni, scarsità di vestiti ecc. Fino ad ora tutti gli aiuti erano frammentati fra loro e non vi era una linea comune.
• Intensificazione della guerra fredda tra il ’47 e il ’48.
• In questo periodo la sovranità economica degli stati anti-comunisti venne controbilanciata dalla rinuncia della sovranità militare a favore degli USA. Gli europei ne avrebbero fatto a meno (cioè avere dei legami politico/militari), ma il fatto fu quello di scegliere il male minore.
• La divisione nei 2 blocchi viene inconsapevolmente sancita dal discorso di Marshall (in occasione della presentazione del suo piano)
• Il piano Marshall aveva quale obiettivo la rinascita delle economie nazionali e non la lotta contro il comunismo.
• La libertà economica fu così “assicurata”, ma la libertà militare venne meno con l’inizio della guerra fredda ‘47-‘48
• L’Europa ne avrebbe fatto meno della presenza sul proprio suolo di truppe USA, ma questo fu reso necessario dalla minaccia del comunismo.
• Dove i sovietici avanzano “pretese” (cioè dove vogliono imporre la loro influenza) gli USA contrappongono il “concetto di contenimento (basi militari in zone chiavi, propaganda ecc)
• Sulla politica americana in Europa i fatti di Praga ebbero un effetto molto rilevante. In effetti esponenti del governo Truman dissero che senza gli “errori” di Stalin i protezionisti e isolazionisti del congresso non avrebbero avallato tale politica di aiuto.
• Discussione di un nuovo concetto di sicurezza a livello Europeo/Mondiale
• Problemi all’interno delle forze armate USA (che tipo di esercito, quali obiettivi, quali priorità, quale forza/uomini…)
• Nei pensieri occidentali, si pensava che la Russia non desiderasse la guerra. Anzi la tattica era quella di ostacolare il piano Marshall per poi arrivare alle leve del comando di un qualsiasi paese per esercitare poi la propria ideologia. Ma l’arrivo al potere era visto tramite gli strumenti democratici e non tramite la guerra.
• Difficoltà nella maggioranza delle nazioni europee ad organizzare le proprie difese (budget forze armate, intenti e priorità)
• Proliferazioni di organi di spionaggio e di controspionaggio
• Tendenza ad unificare gli eserciti nazionali (marina, aviazione ed esercito) sotto un comando militare unito, ma anche e soprattutto sotto un comando civile. Fino ad ora ogni componente dell’esercito era una componente a se, dove ognuno esercitava la sua influenza secondo la propria arma e quindi senza una linea di cooperazione positiva.
• Si arriva a voler unificare economicamente la Germania tramite la cessione di alcuni poteri ad uomini capaci e fidati da parte delle potenze vincitrici.
• 26.6.48, ebbe inizio il ponte aereo alleato per rifornire Berlino, causato dal blocco sovietico. Ebbe così anche inizio la divisione fisica della città.
• Il ponte aereo nella sua prima parte era caratterizzato da una e pura semplice improvvisazione, per migliorare notevolmente in seguito.
• Ricerca di una nuova identità tedesca
• L’unione dell’Europa è vista già come un utopia pura e semplice (ogni stato detta le sue personali convinzioni all’unione che si scontrano con altre convinzioni di altri paesi, rendendo impossibile tale soluzione di unione.
• Anche malgrado l’avvento della minaccia atomica, le priorità rimangono in ambito economico e seguendo il piano Marshall, ogni nazione alla propria maniera cerca di utilizzare la potenza americana a proprio vantaggio.
• 1949 si può assistere ad una ripresa economica definita senza precedenti.
• Nel periodo postbellico, molte industrie vengono nazionalizzate anche con il consenso dei partiti borghesi.
• Chi più chi meno cerca di ristabilire un benessere mediante piani di ristrutturazione economica.
• Quando la GB effettuò una svalutazione della sterlina (1949) del 30%, anche altre nazioni europee seguirono l’azione, innescando però di nuovo malumori sociali.
• La GB difende a denti stretti la sua “superiorità economica” nell’Europa
• Resistenza della F ad una partecipazione della Ger alla OECE.
• Gli americani “esigono” l’istituzione di un mercato unico Europeo (Un primo abbozzo, comparirà nel 1992)
• ‘45-’46 grande campagna propagandistica contro il comunismo. In Italia si concretizzò lo sforzo principale
• L’idea americana di voler imporre una propria via al vecchio mondo, si scontra con le resistenze europee che vogliono mantenere un’autonomia nazionale, la più ampia possibile.
• Il dinamismo germanico tendeva ad aumentare le paure di nazioni come la Francia.
• Circa nel 1950 assistiamo ad una conciliazione con la Germania
• Effetti più o meno immediati della guerra di Corea: Provocò la più grande convulsione interna negli USA dai tempi degli scontri del 39-40 sull’entrata o meno del paese nella 2a guerra mondiale; affrettò la fine del dominio del New Deal e dei democratici sulla casa Bianca, che risaliva al 1932; decretò la fine del piano Marshall nella sua forma originaria e più nota; fece nascere il più grande programma di spese militari di tutta la storia; trasformò il patto atlantico in un efficace sistema di difesa, la Nato, e sviluppò l’ ”atlantismo” come cemento pseudoideologico atto ad assicurarne la coesione […]
• Il ’53 rilevò come la Germania e il Giappone avevano dimostrato di essersi pienamente reinseriti nei mercati mondiali; minacciando per es. le esportazioni britanniche.
• All’inizio del ’55 in Europa vi era una stabilità monetaria e una disoccupazione pressoché inesistente.
• Parola d’ordine (di nuova concezione) negli anni del boom economico era la “crescita economica” a cui ogni stato vedeva in questo tema i suoi obiettivi politici/economici.
• Boom. La forte crescita dell’economia europea la si può anche paragonare all’americanizzazione dei processi (industriali e di conduzione). Tutto quello che l’Europa faceva, l’America l’aveva già sperimentato anni prima; quindi molti esperimenti o prove erano agli europei sconosciuti. Applicazione del modella americano senza percorrere l’iter dall’inizio. Praticamente si utilizzava il prodotto già bello e pronto (si presero delle scorciatoie).
• Boom economico = anche alla diffusione di articoli casalinghi (lavatrici, televisioni, aspirapolveri, ecc.)
• Nel ’55 si ha inizio anche all’immigrazione. In Germania per esempio c’era una grave carenza di manodopera. L’Italia e la Francia erano i maggiori produttori di immigrazione; poiché all’interno del suo stato vi era una netta differenza dei valori sociali. Mentre in alcune regioni il reddito procapite era elevato in altre era di molte volte inferiore (= povertà). La differenza come ovvio che sia era fra città e campagne (F) e fra Nord e Sud (I).
• Il processo di americanizzazione in Europa ebbe nella Germania il successo più considerevole; mentre nelle altre nazioni si prese quel o quell’altro concetto, a seconda dei bisogni e della cultura esistente.

Hobbes – Leviatano

Thomas Hobbes - Leviatano, a cura di Tito Magri, pp. 249,
Editori riuniti, sett 1998

Il capolavoro della filosofia politica del XVII secolo

Il Leviatano è una delle prime opere teoriche in cui i problemi della società borghese e dello Stato sovrano vengono affrontati secondo i principi del pensiero filosofico moderno. nella storia delle dottrine politiche esso costituisce la conclusione delle ricerche condotte su tali problemi sin dal Quattrocento e la premessa dei successivi svolgimenti. Culmine del progetto hobbesiano di organizzazione della filosofia politica secondo il modello delle scienze fisiche e matematiche, il Leviatano è l’opera fondamentale per comprendere il ruolo dell’assolutismo della storia politico-sociale d’Europa, il suo rapporto con la società borghese e con l’individualismo.

Commento

Su 44 pagine, l’introduzione all’opera ci introduce nel mondo del giusnaturalesimo hobbesiano. La lettura del teso però a volte può sembrare ostica. Ma comunque ne vale la pena.

Biografia e opere

Filosofo inglese (Westport 1588-Hardwick 1679). Compì i suoi studi universitari, giovanissimo, a Oxford. Divenne poi tutore del figlio del barone William Cavendish (poi conte di Devonshire) e lo accompagnò in un viaggio d’istruzione nel continente. Al suo ritorno strinse rapporti con Herbert di Cherbury e Bacone. Nel 1629 riprese la via del continente, al seguito del giovane sir Clifton, e a Parigi prese i primi contatti con l’ambiente culturale francese, la cui conoscenza approfondì in un terzo viaggio (1634-37), entrando in contatto con M. Mersenne, Cartesio e Gassendi. Fuggito dall’Inghilterra nel 1641, all’affermarsi della rivoluzione antimonarchica, riparò nuovamente a Parigi, dove rimase sino alla restaurazione della monarchia. Nacquero in questi anni parigini le Terze obiezioni (1641) alle Méditations di Cartesio, gli Elements of Law Natural and Politic (1650; Elementi della legge naturale e politica) e la trilogia degli Elementa Philosophiae (il De cive nel 1642, il De corpore nel 1655, il De homine nel 1658). Nel 1651, a Londra, uscì l’opera principale di H., il Leviathan, or the Matter, Form and Power of a Commonwealth Ecclesiastical and Civil (Leviathan, o la materia, la forma e il potere di una comunità ecclesiastica e civile), in cui egli giustificava, sulla base della sua visione naturalistica dell’uomo e della società, l’assolutismo politico più radicale. Già a Parigi iniziò la disputa sulla libertà del volere con il vescovo di Derry, Bramhall, che diede luogo agli scritti Of Liberty and Necessity (1654) e The Questions concerning Liberty, Necessity and Chance (1656; Le questioni concernenti la libertà, la necessità e il caso). Ritornato in patria, H. godette della protezione del re Carlo II, ma subì gli attacchi dei presbiteriani, a causa della sua nomea d’irreligiosità, e fu al centro di dispute continue in campi diversissimi. La sua pretesa di discutere questioni fisico-matematiche, spesso con mezzi concettuali inadatti, lo condusse a una dura polemica con il matematico oxoniense Wallis. La struttura del reale e la conoscenza umanaPer H. non esiste altra sostanza al di fuori della materia. A essa debbono ridursi le proprietà di tutto quanto esiste, ed essa sola è principio del reale. Questa affermazione è una conseguenza dell’impostazione della dottrina hobbesiana della conoscenza. Conoscenza è infatti per H. ricerca delle cause dei fenomeni, sì da poterli ricostruire a nostro piacimento: ma ciò è possibile solo scomponendo gli oggetti e risalendo alle nature generali, cioè agli elementi semplici di cui il reale è composto. Alla radice di questi, come causa suprema, v’è il movimento, che presiede al divenire di tutti i fenomeni: esso però non è più da intendersi qualitativamente, nell’ambito di una visione metafisica della sostanza, bensì quantitativamente, come relazione matematica determinabile. Conseguentemente, se presupposto di ogni conoscenza possibile è la presenza di un oggetto tale da poter essere esattamente quantificabile, solo la materia, il corpo, e il movimento come principio proprio di essi rispondono alle esigenze del conoscere. Oltre al razionalismo, l’altro carattere di fondo di questa posizione è il nominalismo. Se per conoscere occorre poter ricostruire la cosa facendola generare davanti a noi dalle sue cause, il nostro atteggiamento conoscitivo non potrà consistere nel semplice accogliere dai corpi i dati che ci si presentano all’interno delle sensazioni, ma in una ricostruzione genetica svolgentesi interamente nell’ambito del nostro pensiero. Solo dove il pensiero può costruire v’è conoscenza, e ciò significa che noi conosciamo solo quanto noi stessi operiamo, e che l’intero processo conoscitivo è libera costruzione secondo un ordine e una connessione rigorosamente deduttivi, in una serie causale, all’interno del nostro pensiero. Il pensiero stesso è concepito come un insieme di operazioni elementari, come composizione di elementi semplici, calcolo. Queste operazioni sono rese possibili dal linguaggio, cioè dall’istituzione arbitraria di segni per significare le cose pensate. Solo il linguaggio permette infatti quel distacco dalla percezione immediata e quella generalizzazione che rendono possibile la conoscenza come costruzione nell’ambito del nostro pensiero. I segni del linguaggio, che proprio grazie all’arbitrarietà con cui sono scelti e riferiti agli oggetti possono stare per questi, divengono gli elementi delle operazioni del pensiero. L’enunciato o proposizione è allora la forma propria del ragionare: ivi infatti due termini o nomi vengono congiunti (sommati) quando stanno per una medesima cosa. La dottrina nominalistica della proposizione è così presupposto necessario della gnoseologia di H. e garantisce la possibilità di una conoscenza costruttiva e deduttiva dotata di universalità e capace di cogliere “il più e il meno” come principio proprio del reale, quello stesso più o meno che è possibile rinvenire nel movimento e permette una conoscenza esatta della realtà corporea.

Etica e politica

La filosofia di H. si propone un’estensione dei principi meccanici a tutto il campo della vita umana. Le categorie di corpo e movimento sono fondamentali anche per la considerazione della vita pratica dell’uomo. Sensazione e immaginazione sono riducibili a movimenti di livello e intensità diversa verificantisi all’interno del corpo: dall’oggetto si genera un movimento verso l’organo di senso, che provoca in questo una reazione riflettentesi a sua volta sulla cosa. La risultante di questi due movimenti inversi è la sensazione; il persistere, per inerzia, di tale movimento anche in assenza dello stimolo esterno genera l’immaginazione. Dai movimenti causati dagli oggetti nasce anche l’emozione, che si distingue però dalla sensazione perché in essa la reazione non ritorna verso l’esterno, ma si riflette all’interno stesso del soggetto. Secondo la qualità dello stimolo, si avrà inoltre un’appetizione positiva o negativa: si potrà provare cioè attrazione o avversione per un oggetto qualora esso susciti in noi piacere o dispiacere. Bene e male non sono altro che l’oggetto rispettivamente dell’appetizione positiva e dell’avversione. La volontà stessa si riduce allo svolgersi dell’appetito prevalente e non può quindi dirsi libera perché indipendente dagli oggetti esterni. Libertà sarà allora solo l’assenza di impedimenti esteriori all’azione, facoltà di dar seguito senza limitazioni all’appetito prevalente. Se la vita pratica dell’individuo si riduce alla soddisfazione dei propri bisogni e all’attuazione di quanto richiesto dai propri appetiti, non sarà possibile costruire una dottrina della convivenza sociale se non sulla base dei principi che regolano il meccanismo delle azioni individuali. Primo risultato ne sarà che, avendo gli uomini, per l’eguaglianza della loro natura, desiderio d’impossessarsi delle stesse cose per soddisfare i propri appetiti, e non esistendo altra fonte di diritto che questa stessa natura comune, ciascun individuo avrà eguale diritto ed eguale brama nei confronti dei beni comuni. Lo stato di natura, cioè, sarà una guerra di tutti contro tutti, in cui ciascuno tenderà a sopraffare il proprio simile per contendergli l’oggetto del comune diritto: il possesso esclusivo di tutti i beni. Ma a questo stato di guerra continua cui la natura condurrebbe necessariamente, con la conseguente distruzione dello stesso genere umano, si contrappone la ragione naturale, che, come s’è visto, permette all’uomo di staccarsi dalla pura dipendenza dagli oggetti esterni, e di comprendere i fenomeni ricostruendoli con le proprie forze, operando previsioni e intervenendo su di essi. Che la ragione sia calcolatrice comporta anche la sua capacità di suggerire i mezzi per superare lo stato naturale di guerra e per creare una legge naturale (perché fondata sul principio della ragione stessa, che impone a ciascuno di evitare con ogni mezzo la propria morte violenta) che induce alla rinuncia all’universalità del diritto trasferendone una parte a un determinato soggetto, così da poter garantire con questa stessa alienazione la conservazione della parte di diritti trattenuta. Sorge così, da un contratto stipulato tra gli uomini, lo Stato, che è espressione della volontà di tutti, e, come unità delle volontà in una volontà unica, è una persona nuova e diversa dalla stessa somma degli individui che lo compongono. Lo Stato è una creazione dell’uomo, ma non per questo la sua realtà è secondaria o transitoria. Gli individui non possono abrogare o rescindere unilateralmente il contratto con cui gli hanno dato vita. Esso è la sorgente di ogni potere e colui che lo rappresenta, il sovrano, ha potere assoluto su tutti gli altri, i sudditi. Lo Stato è il nuovo Leviatano, un Dio immortale contro cui non vale né è lecita la difesa. Esso stesso non è sottoposto a leggi, perché non è obbligato verso nessuno, ma è totalmente libero, costituendo l’anima e la vita della stessa collettività, che senza esso non sussisterebbe. H. attua così il suo proposito di fondare un’onnicomprensiva dottrina meccanicistica dell’uomo dando vita alla più radicale e coerente difesa dell’assolutismo che il suo tempo abbia offerto.

Bibliografia

E. Cassirer, Storia della filosofia moderna, Torino, 1955; M. Cattaneo, J. Chauteur e altri, Hobbes Forschungen, Berlino, 1968; N. Bobbio, Thomas Hobbes, Torino, 1989.

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Il pomodoro, l’economia e la milizia

Disquisizione di un concetto culturale sulla via della trasformazione

Un esercito accettato o tollerato? Fino a quando il sistema di milizia potrà sopravvivere in una società votata al benessere? È solo una questione di soldi o è la società dell’individualismo? L’esercito è forse sì in fase ampi movimenti, ma non per questo moribondo. I cambiamenti sono necessari, le ristrutturazioni sono necessarie, le critiche sono necessarie, ma una cosa non bisogna dimenticare, l’esercito ha lo scopo di servire gli scopi politici. Altrettanto vero però che la politica che non deve dimenticare che l’esercito è uno strumento dove l’impiego della forza è una delle sue prime attività.
magg Alessandro Rappazzo

Durante una delle tante presentazioni che ho dovuto sostenere per diventare ufficiale professionista, paragonavo l’esercito e più precisamente le sue finanze ad un succoso pomodoro. Era il 1997 se non sbaglio ed allora si parlava di un finanziamento assicurato dell’esercito dei circa 4.1 miliardi (?) per anno fiscale. Da allora però la coltura di pomodori ha subito diversi cambiamenti. La pressione sulle finanze si è sempre più accentuata, accentuata a tal punto che se la strada intrapresa sarà la stessa rischieremo di trovare nel nostro piatto un pomodoro sì rosso ma privo di gusto. Se con la pressione al risparmio si è dovuto, anche giustamente, ridisegnare l’esercito, all’orizzonte si sta formando un pericolo che a medio e a lungo termine potrebbe modificare definitivamente il gusto per questo prodotto; il pomodoro. Vada per una migliore coltivazione, per una più accurata gestione dei sistemi produttivi, ma in fin dei conti, è il consumatore che ne decreta il suo successo. Questo consumatore è il nostro sistema di milizia; il cittadino comune, il cittadino che prima si sentiva cittadino-soldato, ma che oggi è un cittadino che tollera sulla nostra tavola questo prodotto.

Decisamente le cose sono e continuano a mutare. Alcuni anni orsono, l’esercito era maggiormente presente fra la popolazione, forse meno nelle città, comunque presente, si vedeva, era appariscente. Oggi, anche per risparmiare, si ha giustamente la tendenza ad un utilizzo più razionale delle caserme, causando però anche un minore indotto all’economia locale. Quest’ultima evoluzione è iniziata con l’inizio della riforma di „esercito 95“ e dell’attuale esercito. Ma non è tutto; l’esercito esiste, ma non si vede. Si ha quasi l’impressione che si cerchi di non disturbare la quiete pubblica, la quiete delle coscienze, oppure si cerca di non disturbare coloro la quale l’esistenza dell’esercito non è ragione d’essere. D’altro canto, e questo è un segno certamente positivo, si cerca di promuovere l’immagine dell’istruzione, dei corsi di condotta, con l’intento di ridare attrattività allo strumento esercito (e della carriera militare) cercando di creare sinergie che possano invogliare i datori di lavoro da una parte e i futuri quadri dall’altra, ad intraprendere una funzione di responsabilità in seno all’esercito; se pensiamo bene, è come codificare con un marchio di qualità il nostro pomodoro.

Ma si ha la tendenza a dimenticare che è il semplice soldato a formare lo zoccolo duro, una sorta di radice insomma, garante a lungo termine di una sua rigenerazione. Sun Tsu più di 2500 anni fa scriveva che l’esercito migliore è quello che si prepara, ma non viene mai utilizzato. Condividere questa affermazione, significa non solo tollerare un’organizzazione come l’esercito, ma anche sostenerla apertamente e quindi immaginandoci di vendere il pomodoro in un mercato all’aperto e non solo nei grandi magazzini. Dove il mercato è sinonimo di contatto con il cliente, mentre il grande magazzino è nient’altro che un acquisto asciutto, cioè senza contatto.

Non me ne volgano le diverse manifestazioni cantonali e federali, che promuovono certamente lo spirito di coesione, di ritrovo e di promuovimento, ma che forse sono più un’espressione di una cerchia ristretta di affezionati. È la truppa regolare sul terreno quella che deve assolvere i suoi compiti di cittadino-soldato il vero traino del nostro sistema di milizia. Dobbiamo evitare di rinchiuderci gradualmente nelle caserme, di evitare la paura di non essere accettati. Anche un’esercitazione dovrebbe essere concepita in un ambiente, dove il contatto e la collaborazione con il semplice cittadino non fosse un ostacolo, insomma caserma sì, ma l’esercizio di formazione per quanto possibile al di fuori della stessa.

Se poi vogliamo parlare di concimi, sono i datori di lavoro che dovrebbero non solo dare la possibilità di seguire una formazione di condotta ai loro collaboratori, ma anche sostenere l’assolvimento degli obblighi militari per i cittadini-soldati che per loro scelta o meno, formano la maggior parte del nostro esercito di milizia; i soldati. Questo aspetto comunque andrebbe approfondito maggiormente in quanto nella situazione attuale, vuoi la situazione economica attuale, per l’internazionalizzazione delle maggiori aziende e non da ultimo per l’attrattività dell’esercito, è latore di diverse conseguenze.

Senza un’adeguata valenza filosofica e con la sola visione economica, una struttura come l’esercito ha un destino segnato. Non oggi, forse non domani, ma un giorno verrà, dove le caserme ormai vuote saranno svendute o adibite ad altri compiti.

Il nostro pomodoro è comunque ancora oggi un prodotto sicuramente valido, ma spremerlo ulteriormente e non curandone le sue radici si correrà il serio rischio che il suo succo, prima o poi, resterà solo un mero ricordo.

Logistica: la priorità della missione a confronto con le esigenze tecniche e la necessità di protezione

Il seguente articolo è stato pubblicato su:
RMSI, Anno LXXIV, Numero 5, novembre 2003

Speed is the essence of war. Take advantage of the enemy’s unpreparedness; travel by unexpected routes and strike him where he has taken no precautions. Sun Tzu, The Art of War, c.500BC

La funzione principale della logistica, nel contesto delle forze armate, è quella di servire. La soddisfazione del cliente (1), cioè la truppa, è l’obiettivo primario. L’affermazione chiara e cristallina può dare adito di primo acchito a pericolose interpretazioni. Se la base, cioè la truppa, trascura questo aspetto mette in pericolo l’assolvimento della missione. Più grave è la mancanza di considerazione che i clienti, nel nostro caso le formazioni appoggiate, riservano alla loro fonte di approvvigionamento, pensando erroneamente che quanto richiesto sia una cosa normale e priva di problemi.

Per questo motivo una truppa tecnicamente preparata, ma con scarsa propensione alla sicurezza, con molta probabilità non potrà soddisfare il proprio cliente. Allo stesso modo una truppa combattente perfettamente preparata nella tecnica di combattimento, ma trascurata nella problematica dei rifornimenti, con molta probabilità non potrà adempiere la propria missione.

Soldati, sottoufficiali, ufficiali (2), che impostano l’istruzione o la preparazione della truppa solo in funzione del servizio tecnico non adempiono il proprio compito. Ufficiali sottoufficiali e soldati che oltre alla missione principale sanno coerentemente applicare anche i parametri per l’autodifesa, adempiono il proprio compito.

I primi sono votati all’insuccesso, mentre la seconda categoria getta le basi per riuscire la propria missione.

Questa introduzione volutamente provocativa vuole richiamare l’attenzione sulle divergenze che esistono a livello di percezione su come un’unità logistica è chiamata ad operare in un contesto bellico o di impiego. L’analisi della minaccia è chiara; il nemico, in un ipotetico conflitto, indirizzerà i propri sforzi a distruggere i centri vitali di un esercito o di un paese. Questi centri, è bene ricordarlo, non sono le formazioni di combattimento, bensì quello che si trova principalmente nelle retrovie (centri di produzione, di smistamento) o direttamente a ridosso del fronte (dove operano per esempio i battaglioni logistici). La questione, per le truppe logistiche, non è essere pronti a difendersi da un attacco di una brigata blindata, bensì di garantire una copertura efficace (3) alla propria formazione. Non brigate blindate, ma confrontati con singole unità o gruppi di specialisti (guastatori, intelligence).

Scopo primario di questo articolo è di sollevare la problematica della poca importanza riservata alla sicurezza e riuscire a focalizzare delle linee di condotta che ci permettino di meglio unire le due esigenze per trarne il massimo profitto. Tutto sommato, Esercito 95, con i mezzi e le risorse a disposizione, svolge un lavoro di buona qualità. Queste riflessioni, rappresentano soltanto una bricciola di una prima sfida per poter ancora migliorare e/o colmare il “gap” di istruzione o di importanza del quale a mio parere soffrono tutt’ora le truppe della logistica.

In una prima fase la riflessione vertirà sull’istruzione nelle scuole reclute. In una seconda fase parlerò della competenza necessaria ai quadri. Una terza fase sarà riservata brevemente al ruolo delle simulazioni e per terminare mi permetterò di esprimere alcune proposte da applicare ai futuri corsi di ripetizione.

ISTRUZIONE NELLE SCUOLE

Dopo una prima fase caratterizzata dall’istruzione verde, si passa alla fase tecnica. L’opinione dei soldati, ma soprattutto della maggior parte dei quadri, è di una lieta soddisfazione dal fatto che si possa infine dedicarsi alle cosiddette cose serie “finalmente il mio lavoro …”, “adesso che l’istruzione di base è alle spalle …”. La seconda fase, se marcata da questi atteggiamenti, rischia veramente di circoscrivere le due istruzioni in due camere chiuse. Pur convenendo che alcune sequenze di istruzione debbano essere neutralizzate (p.es. durante le teorie), sono convinto che la sicurezza (a livello di nucleo o d’unità più importante), per i motivi citati nell’introduzione, non debba essere assolutamente tralasciata. Sono dell’opinione che nel concetto d’istruzione bisognerebbe già tener conto dalla prima ora della sicurezza quale parte integrante dell’istruzione tecnica, non solo a parole però ma con fatti concreti. In conclusione si tratterebbe di stabilire e applicare dei comportamenti standard ad hoc, dunque introducendo già durante la fase di tecnica di esercizi combinati fra esigenze tecniche e di sicurezza. Per esempio svolgendo settimanalmente un esercizio al di fuori delle normali infrastrutture delle caserme.

Questo permetterebbe di stimolare i quadri alla condotta e così mettere a confronto la truppa con i problemi legati non solo alla riparazione o al rifornimento, ma anche alla propria difesa. Ogni esercizio dovrebbe in aggiunta contenere aspetti tattici. Ovviamente se questo metodo richiede un ripensamento fondamentale nell’impostazione della formazione in generale, dall’altra la miscela delle due missioni permette di sviluppare un’attitudine comportamentale differente e più vicina ad una realtà d’impiego effettivo.

Ripeto, non si tratta però di privilegiare la sicurezza a discapito del servizio tecnico, ma solo di tenerne conto in modo più confacente alla reale minaccia.

ISTRUZIONE TATTICA DEI QUADRI

Nell’ottica di quanto precede, l’istruzione tattica dovrà essere impartita a tutti i quadri in modo corrispondente al grado. Partendo poi dal principio secondo il quale quando si parla di logistica si deve capire come agiscono le truppe combattenti e quando si parla di truppe combattenti bisogna capire come la logistica agisce, vorrei enunciare alcuni principi ai quali, a mio giudizio, bisognerebbe prestare più attenzione In futuro, in aggiunta alla formazione di combattimento, sarà auspicabile complementariamente istruire la truppa nell’ambito della tattica (4) logistica, della quale illustro un catalogo di domande possibili:

  1. Quale è la missione del livello superiore?
  2. In quale contesto svolgo la mia missione (in relazione al teatro delle operazioni)?
  3. Quale è la missione della mia sezione / unità?
  4. Quale è la mia missione (prodotto, tempo)?
  5. Che forma ha il mio avversario?
  6. Quale è l’intenzione del mio superiore in ambito a) tecnico b) di autodifesa?
  7. Quale è la migliore protezione (risorse / espletamento missione)?
  8. Quali sono i comportamenti standard?

Seguendo il principio dei due livelli superiori i sottoufficiali dovrebbero essere istruiti fino a livello unità. Gli ufficiali di conseguenza. Riassumendo, la tattica o il comportamento verde deve essere abbinato e applicato alle conoscenze legate alla missione tecnica propria e della propria unità.

SIMULAZIONE

La simulazione sempre di più si rivela come un importante strumento d’esercizio dei livelli superiori (5). Siccome gli ufficiali ricevono un’istruzione prettamente combattente, che, come già sottolineato in apertura, è di per sé un bene, una loro più approfondita istruzione tattico-logistica sarebbe auspicabile. Questo verrebbe impartito in un piano d’istruzione di due fasi: In una prima fase si tratterebbe di consolidare le basi e simulare esercizi senza la variabile combattente. Il consolidamento delle nozioni acquisite dovrebbe essere esercitato susseguentemente in una simulazione congiunta con elementi combattenti.

CORSI DI RIPETIZIONE

Durante la giornata d’istruzione (ultimo trimestre 2002) delle truppe del dipartimento del sostegno, il direttore del progetto della brigata di applicazione logistica esprimeva alcuni punti che mi hanno fatto riflettere; il primo consisteva nel voler impiegare i battaglioni a lui subordinati non più per scopi di sola istruzione, bensì di esercitazione. Il secondo punto consisteva nell’avvalorare l’importanza delle truppe della logistica nell’organizzazione delle nostre forze armate. Per raggiungere questo ambizioso traguardo, oltre ai già citati suggerimenti, è doveroso ricordare che senza l’attiva collaborazione delle truppe combattenti l’esercitazione reale delle truppe logistiche non sarà possibile. Così metaforicamente si potrebbe paragonare la logistica alla carta del WC.

Tutti sappiamo infatti che la carta del WC è necessaria perché ci rende la vita più facile. Non ce ne preoccupiamo perché sappiamo che c’é. Ma ci rendiamo conto che è veramente indispensabile allorquando ci accorgiamo di non averla.

Sappiamo che la logistica è una realtà reale e importante. Dato che lo sappiamo, non ce ne preoccupiamo ma, allo stesso tempo, non le diamo la possibilità di esercitarsi. Così al momento del bisogno ecco che le parti hanno difficoltà ad interagire.

CONCLUSIONE

Queste poche righe vogliono solamente essere testimoni di una riflessione in vista dell’ormai prossima realtà di esercito XXI. Non era mia intenzione esprimere critiche alcune, bensì di trovare nuove vie con lo scopo ultimo di assolvere la missione nel migliore dei modi e il più realisticamente possibile. Va quindi detto che l’istruzione delle SR dovrebbe tener conto dei seguenti fattori;

  • evitare l’istruzione a compartimenti promuovendo dei comportamenti standard;
  • promuovere la conoscenza negli ambiti tattici;
  • promuovere l’istruzione per il mezzo di esercizi senza tralasciare l’aspetto dell’autodifesa;
  • la formazione dei quadri deve contenere un approfondimento delle conoscenze tattiche legate sia al servizio tecnico, sia alla difesa;
  • la simulazione quale mezzo normativo dei quadri superiori anche in ambito logistico, privilegiando per quanto possibile, esercizi di simulazioni combinate.

Rispettando questi punti e una maggiore interazione con le truppe combattenti sarà possibile aumentare il livello di operatività non solamente durante i corsi di ripetizione. Con l’avvento dell’esercito XXI abbiamo la possibilità e il dovere di promuovere una cultura coerente alla missione attribuitale. In apertura ho citato un testo di Sun Tzu che ho volutamente trascurato di commentare. Concludo semplicemente dicendo: “colpisci l’avversario dove non ha precauzioni”. A voi la riflessione finale.

Magg Alessandro Rappazzo, ufficiale professionista, truppe sostegno, sost cdt, bat fuc mont 296. Durante la preparazione del testo presso: Army Logistic Management College, Fort Lee, Virginia, USA

  1. Per cliente si intende le truppe da approvvigionare o da sostenere
  2. Il termine sottufficiali e ufficiali, comprende personale professionistico e non professionistico
  3. Volutamente non entro nella tematica dell’armamento necessario alla protezione
  4. Anche se la parola tattica può sembrare per i livelli un po‘ eccessiva, vuole solo sottolineare l’importanza per il singolo di capire come i diversi elementi interagiscono fra loro
  5. da cdt cp
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