Sun Tsu – l’arte della guerra

Riletto a uso dei manager
positivo
• parte introduttiva sul taoismo;
• intervista in appendice Clausewitz / Sun;
• Commento con spiegazioni al testo di Sun;
• Buon contenuto teorico.
in chiaro-scuro
• nessuna conclusione a seguito dell’intervista;
• manca di una chiara struttura (cosa vuole raggiungere, quali sono gli elementi più importanti
che vuole trasmettere al lettore;
• conclusione un po‘ magra;
• manca però di esempi pratici (manca del vissuto – o non le mette sufficientemente in risalto;
• la differenza fra militare e civile è poco marcante.
Werbeanzeigen

L’arte del comando

Francesco Alberoni, pp 233, BUR, quarta edizione gennaio 2004

In questo momento di sfida, l’occidente deve ritrovare forza nelle sue radici, energia nel suo slancio ideale, nella sua creatività e nella sua moralità. Il comando raggiunge i suoi fini e la sua efficienza solo quando è animato dall’entusiasmo e fondato sulla virtù. cioè quando è giusto comando. (Francesco Alberoni)

Commento personale
È stato un piacere leggere il saggio di Alberoni. Fluido, dritto al punto e pieno di vivacità. Questo libro infatti non è per coloro che pensano unicamente al profitto personale, al gusto di comandare senza tener conto dei propri collaboratori o subordinati. Cito (p 28), la vera funzione del capo, perciò non è quella di fare tutto, di pensare a tutto, di conrollare tutto, di sostituirsi a tutti. La sua funzione non è di imporre in ogni campo la sua volontà, di dare ordini minuziosi su ogni argomento, sterilizzando o frustrando la creatività degli altri. Il leader è, peima di tutto, il custode della meta, colui che ricorda ed indica a tutti dove si deve andare, e controlla che la rotta venga tenuta (fine citazione). Quindi, cari lettori, se non avete cuore, dedizione, lasciate perdere. Questo libro non è per voi.

La nobile arte dell’insulto

Liang Shiquiu, a cura di Gianluca Magi, pp 51, Einaudi 2006

Le arti marziali della parola
Quando si rivolgono critiche a qualcuno, bisogna farlo in una lingua infinitamente sottile il cui senso rimanga implicito. Conviene evitare che l’avversario si renda conto fin dalle prime parole che lo si sta criticando: è solo al termine di un certo tempo di riflessione, a poco a poco, che questi giunge a prendere consapevolezza che le parole rivoltegli erano tutt’altro che benevoli. Lo si metta a suo agio, cosicchè il suo viso dapprima sorridente, viri poi dal bianco al rosso, dal rosso al violaceo, infine dal violaceo al grigio plumbeo. Questo è il più alto grado nell’arte dell’insulto.

Commento personale
Questo piccolo vademecum, ci fornisce gli strumenti per non cadere nelle argomentazioni del nostro interlocutore. Ci permette di tener testa e laddove necessario, infierire. Di primo acchito, mi sembrava un titolo inappropriato. Grazie alla sete del sapere, e alla perenne ricerca di esempi vissuti, il testo aiuta a meglio capire alcune dinamiche che intercorrono durante i diversi colloqui.

I trenta giorni di Hitler

Come il nazismo arrivò al potere

Henry Ashby Turner Jr., pp 256, Le Scie Mondadori, 1997
Si poteva fermare Hitler prima che giungesse al potere? Un’avvincente ricostruzione dei trenta giorni che videro l’ascesa del leader nazista ma che avrebbero invece potuto segnare la sua definitiva sconfitta.

Breve riassunto

Bisogna riprendere dal trattato di Versailles, il quale impose alla Germania un pesante tributo; un risarcimento notevole per i danni provocati dalla guerra e una limitazione alle forze armate.

Dalle ceneri dell’antico regime Germanico nacque la repubblica di Weimar, che comunque avrà vita dura.
In effetti sarà vista con diffidenza dalla popolazione, si renderà impopolare. Le vecchie caste militari addosseranno alla repubblica il peso morale della sconfitta, della pugnalata alle forze armate.

Prima della grande depressione (1929) comunque sembrava che la nuova democrazia potesse funzionare anche in Germania, ma con l’irrompere della crisi (milioni di senza lavoro), gli scontri politici, troviamo uno spostamento del potere decisionale dal parlamento al governo. Quest’ultimo tramite decreti speciali, aggirava le più elementari competenze (Reichstag) rendendosi in fin dei conti più autoritario.

Fino al 1932 Hitler è stato sul punto di sparire definitivamente dalla scena politica, cioè di ritornare nell’anonimato. In effetti la sua rapida ascesa di consensi (partito nazista) trovò verso la fine della crisi economica una rapida discesa, testata dal elezioni avute in occasione di sfiducia al governo.
Come detto era in perdita di consensi e all’interno del partito nazista si cominciavano a delinearsi alcune rotture. Inoltre la crisi finanziaria all’interno del partito acutizzava questi malumori.

Hitler in se era un uomo di origini non nobili e benestanti, ma da un forte carattere e dialettica. Un aspetto importante fu il suo interesse per Wagner il compositore; interesse per il quale poté, tramite la famiglia Wagner entrare nei grandi salotti ed imparare usi e costumi dell’alta borghesia.
Come detto prima l’istruzione non era a livello universitario, comunque era un gran divoratore di giornali e seppe sempre sorprendere i suoi interlocutori per l’ampiezza delle suo conoscenze.

Hitler comunque a quell’epoca era considerato benestante. Un profitto era anche dato dai diritti del suo libro „mein Kampf“ (che pochi nell’alta società avevano letto) e da vari aiuti di alcuni protettori.

Fino al momento del tentato colpo di stato (putch), che gli costò un anno di prigione, sbandierava in pubblico i suoi veri scopi di una grande Germania. Dopo questo fatto però cambiò strategia; cercava di perseguire l’arrivo al potere seguendo la strada della democrazia, mascherando i suoi veri obiettivi politici.

Una cosa che contraddistinse l’operato di Hitler fu il suo concetto di „politica del tutto o niente“; rifiutò a più riprese di entrare nel governo, come ministro o vice-cancelliere. Per lui questo voleva dire dare la possibilità all’avversario politico di distruggerlo definitivamente. Accettava solo l’idea di un governo diretto da lui.
Hindenburg comunque non lo vedeva di buon occhio e questo permise per lo meno di tenere Hitler a debita distanza dalle leve del potere.

Dopo la caduta di Franz von Papen (prediletto di Hindenburg), operata dal suo ex protettore e amico (gen.) Schleiter, prese la direzione quest’ultimo, ma la sua (non) tattica lo portò inconsapevolmente a cedere il potere agli inizi del 1933 all’uomo che dettò le sorti del mondo per parecchio tempo.

Va detto inoltre che oltre all’incompetenza politica di Schleiter, un altro fattore risultò importante all’ascesa di Hitler alla cancelleria e cioè Papen. Assetato di vendetta tesse (credendo di poter controllare Hitler) la strada alla scalata di Hitler. Gli ultimi giorni di gennaio del 1933 furono in effetti pieni di incontri e pieni di mezze verità per comporre il nuovo gabinetto, che verrà guidato dal futuro dittatore.

Tutti pensavano di poter controllare Hitler, ma tutti commisero un grande sbaglio.

Si può anche dire che il movimento nazista arrivò al potere, poiché i suoi seguaci seppero introdursi in tutte le organizzazione, arrivando piano piano, passo dopo passo alle leve del potere, per poter unire poi le loro forze e creare un fronte unico.

La presa della cancelleria, però non significava un accesso al potere assoluto, ma il futuro dittatore seppe nei mesi successivi venire a campo del bandolo della matassa, con lo scioglimento del Reichstag e le successive „libere“ votazioni, addossando pure colpe (per es. l’incendio del Reicshtag) ai comunisti.

Passo dopo passo Hitler mise i suoi delfini nei punti chiave del suo gabinetto. Beneficiò poi con astuzia di decreti speciali emanati e concessi dal presidente (ormai prossimo alla morte). Di fatto già prima della morte di Hindenburg (agosto 34), Hitler era già di fatto diventato dittatore della Germania.

Sul fronte della politica Hitler beneficiò poi di risultati positivi (posti di lavoro, ripresa economica) conseguiti dai suoi predecessori, ma che lui seppe far suoi.

Il suo arrivo al potere, lo si può anche spiegare come una sequenza straordinaria di avvenimenti a lui positivi. Prima di divenire cancelliere gli avversari avevano già pronto un suo necrologio politico, ma poi … la rimonta. Può darsi anche che il potere ristretto ad una sola cerchia di uomini, coinvolti anche da simpatie e antipatie e da credi dell’antico regime e di ordine imperiale, abbiano aiutato la sua ascesa.

Hitler in questo gioco perverso di carte non diede le carte, bensì le ricevette da questo gruppo di persone e lui impassibile e composto e ligio al suo crede del „tutto o niente“ ne seppe approfittare.

A Hindenburg quindi viene data la responsabilità morale di aver consegnato il potere nelle mani di Hitler.
A Schlieter la colpa di non essere stato un politico accorto e astuto e forse con poca voglia di potere.
A F von Papen il ruolo di vendicatore e da traghettatore (bugiardo e macchinoso) all’avvento di Hitler.

L’Europa ricostruita

Politica ed economia tra Stati Uniti ed Europa occidentale 1945-1955

David W. Ellwood, pp. 345, Il Mulino, gennaio 1994

La fine della guerra fredda ha reso nello stesso tempo possibile e necessaria una rivisitazione del decennio 1945-1955. […]

Annotazioni / spunti di riflessione

• Verso la fine della guerra, in parecchie nazioni si valutava quale politica economica si dovesse intraprendere.
• Era chiaro che per evitare altre guerre, ogni nazione avrebbe dovuto raggiungere una stabilità economica/politica.
• Per contro si delimitava pian piano le divergenze fra il modello capitalistico e quello comunista. Di conseguenza questa tendenza finirà per mettere sotto “dipendenza” varie nazioni d’Europa.
• Difficoltà di ripresa, penuria di generi alimentari, aumento del tasso di mortalità.
• Penuria di carbone.
• Grande esodi di persone senza più un tetto
• Aumento delle dittature
• Acutizzarsi dei problemi fra le campagne e le città (i contadini non rifornivano più le città …)
• Contadini profittatori ( ?) È un fatto che molti di loro in questo periodo riuscirono a riscattare tutti i loro debiti.
• Nov 1943 creazione UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration). Organo avente quali scopi di organizzare gli approvvigionamenti e i servizi essenziali nei paesi liberati. Questo organo avrà vita breve
• 1945 Grave crisi alimentare, ampliata a livello mondiale
• fine 1946, liquidazione dell’UNRRA
• Periodo (inizio dopo guerra) costellato da scioperi (inflazione e disoccupazione di massa)
• In Francia, l’apparato trasporto (strade, ferrovie) era altamente distrutto e vi era una grande penuria di carbone (questo lo si poteva riscontrare anche in altre parti d’Europa)
• La penuria di carbone, oltre a bloccare le industrie, bloccava anche le economie domestiche.
• La GB, grazie ad una clima politico più stabile (cooperativo), riuscì nel ’46 ad aumentare la produzione (slogan :”Fill the ships and we will fill the shops” – riempite le navi e noi riempiremo i negozi). Gli scioperi erano considerevolmente diminuiti.
• 1948 Europa meridionale. Pericolo di una guerra civile.
• Crescita della diffidenza verso i partiti comunisti (questo dovuto alla politica che Stalin stava conducendo)
• Ascesa dei partiti cristiano democratici, con l’appoggio della chiesa cattolica
• In Francia, Monnet ebbe un grande ruolo per risollevare la Francia. In mezzo a tanto pessimismo, quest’ultimo fu capace di intuire che la Francia era un paese nuovo, pieno di energie vigorose, a cui mancavano soltanto un ambiente in cui lavorare, un metodo di azione, e obiettivi su cui convergere.
• La ricostruzione in Germania era ancora più difficoltosa, dato che sul finire della guerra Hitler aveva decretato quell’azione chiamata più tardi, “l’atto suicida”, cioè la (quasi) completa distruzione di tutte le opere basilari (infrastrutture, strade, ponti, ecc.). Un solo risultato ; un disastro economico (sociale).
• La politica dei 2 blocchi verso alla Germania all’inizio del dopo guerra era molto contorta e per meglio dire inesistente. Non c’era una rappresentanza politica. Gli affari erano condotti dai distaccamenti militari. Negli anni successivi il problema Germania (e la sua occupazione) diventò il punto centrale (problema) della ricostruzione europea.
• Una ricostruzione Europea non poteva avvenire senza tenere conto della Germania (posizione, risorse, capacità produttive, ecc.)
• Ognuna delle potenze vincitrici operava in Germania, secondo le proprie idee e le proprie esperienze passate e di governo. Quindi l’intera questione Germanica era condotta separatamente. (si basti ricordare l’atteggiamento della GB e della F dopo la 1a guerra mondiale)
• Difficoltà degli Inglesi di concepire un piano per la loro parte occupata (avevano la zona più popolosa ; avevano paura anche che gli USA si ritirassero dal contesto e la Russia era alle porte)
• Inizio 1946 unificazione degli intenti fra USA e GB
• Divisione dell’Europa in 2 aree ideologicamente contrapposte fra loro.
• Creazione di una nuova minaccia (guerra fredda)
• Profilarsi di un nuovo ruolo (impegno) degli USA nell’Europa.
• La politica del dopo guerra è una politica prettamente incentrata sull’economia e di conseguenza sulla ricostruzione. Formazione di nuovi assetti e forze politiche.
• circa ’47. Gli USA decidono ora di intervenire, per migliorare il tenore di vita degli europei, ma anche per contrastare l’avanzata del comunismo.
• L’aiuto USA, comunque aveva tutte le sue concezioni e strategie (varie e surrealistica ; creazione di un’Europa sul modella americano) ; ma alla fine furono gli Europei capeggiati dagli Inglesi a costringere il pensiero americano a svoltare in una direzione nuova e più realistica (richiesta di aiuto presentato a Washington fra la primavera del ’45 e del ’47)
• Dopo il ’45 assistiamo ad un cambiamento di ruolo è la fine dell’Impero Britannico quale entità economica, relegato a subalterno degli USA
• Dal ’47 si constatava una minor penuria di materie prime. Anche la situazione alimentare e le reti ti trasporto, stavano sensibilmente migliorando.
• Come già citato in questi anni sono soprattutto le difficoltà di quasi tutte le nazioni Europee (economie / ricostruzione) al centro della politica. Per esempio la GB ha dovuto “smobilitare” il suo impero coloniale ; cioè disimpegnarsi militarmente ed economicamente al di fuori dell’Europa, cedendo in parte lo scettro agli USA
• (dalla politica Truman) rivolto agli stati Europei :”o siete con noi, o contro di noi”
• Relazioni del dopo guerra : diffidenza = futura guerra fredda
• La situazione generale di vita erano quelle della guerra ; penuria di generi alimentari, scarsità di illuminazioni, scarsità di vestiti ecc. Fino ad ora tutti gli aiuti erano frammentati fra loro e non vi era una linea comune.
• Intensificazione della guerra fredda tra il ’47 e il ’48.
• In questo periodo la sovranità economica degli stati anti-comunisti venne controbilanciata dalla rinuncia della sovranità militare a favore degli USA. Gli europei ne avrebbero fatto a meno (cioè avere dei legami politico/militari), ma il fatto fu quello di scegliere il male minore.
• La divisione nei 2 blocchi viene inconsapevolmente sancita dal discorso di Marshall (in occasione della presentazione del suo piano)
• Il piano Marshall aveva quale obiettivo la rinascita delle economie nazionali e non la lotta contro il comunismo.
• La libertà economica fu così “assicurata”, ma la libertà militare venne meno con l’inizio della guerra fredda ‘47-‘48
• L’Europa ne avrebbe fatto meno della presenza sul proprio suolo di truppe USA, ma questo fu reso necessario dalla minaccia del comunismo.
• Dove i sovietici avanzano “pretese” (cioè dove vogliono imporre la loro influenza) gli USA contrappongono il “concetto di contenimento (basi militari in zone chiavi, propaganda ecc)
• Sulla politica americana in Europa i fatti di Praga ebbero un effetto molto rilevante. In effetti esponenti del governo Truman dissero che senza gli “errori” di Stalin i protezionisti e isolazionisti del congresso non avrebbero avallato tale politica di aiuto.
• Discussione di un nuovo concetto di sicurezza a livello Europeo/Mondiale
• Problemi all’interno delle forze armate USA (che tipo di esercito, quali obiettivi, quali priorità, quale forza/uomini…)
• Nei pensieri occidentali, si pensava che la Russia non desiderasse la guerra. Anzi la tattica era quella di ostacolare il piano Marshall per poi arrivare alle leve del comando di un qualsiasi paese per esercitare poi la propria ideologia. Ma l’arrivo al potere era visto tramite gli strumenti democratici e non tramite la guerra.
• Difficoltà nella maggioranza delle nazioni europee ad organizzare le proprie difese (budget forze armate, intenti e priorità)
• Proliferazioni di organi di spionaggio e di controspionaggio
• Tendenza ad unificare gli eserciti nazionali (marina, aviazione ed esercito) sotto un comando militare unito, ma anche e soprattutto sotto un comando civile. Fino ad ora ogni componente dell’esercito era una componente a se, dove ognuno esercitava la sua influenza secondo la propria arma e quindi senza una linea di cooperazione positiva.
• Si arriva a voler unificare economicamente la Germania tramite la cessione di alcuni poteri ad uomini capaci e fidati da parte delle potenze vincitrici.
• 26.6.48, ebbe inizio il ponte aereo alleato per rifornire Berlino, causato dal blocco sovietico. Ebbe così anche inizio la divisione fisica della città.
• Il ponte aereo nella sua prima parte era caratterizzato da una e pura semplice improvvisazione, per migliorare notevolmente in seguito.
• Ricerca di una nuova identità tedesca
• L’unione dell’Europa è vista già come un utopia pura e semplice (ogni stato detta le sue personali convinzioni all’unione che si scontrano con altre convinzioni di altri paesi, rendendo impossibile tale soluzione di unione.
• Anche malgrado l’avvento della minaccia atomica, le priorità rimangono in ambito economico e seguendo il piano Marshall, ogni nazione alla propria maniera cerca di utilizzare la potenza americana a proprio vantaggio.
• 1949 si può assistere ad una ripresa economica definita senza precedenti.
• Nel periodo postbellico, molte industrie vengono nazionalizzate anche con il consenso dei partiti borghesi.
• Chi più chi meno cerca di ristabilire un benessere mediante piani di ristrutturazione economica.
• Quando la GB effettuò una svalutazione della sterlina (1949) del 30%, anche altre nazioni europee seguirono l’azione, innescando però di nuovo malumori sociali.
• La GB difende a denti stretti la sua “superiorità economica” nell’Europa
• Resistenza della F ad una partecipazione della Ger alla OECE.
• Gli americani “esigono” l’istituzione di un mercato unico Europeo (Un primo abbozzo, comparirà nel 1992)
• ‘45-’46 grande campagna propagandistica contro il comunismo. In Italia si concretizzò lo sforzo principale
• L’idea americana di voler imporre una propria via al vecchio mondo, si scontra con le resistenze europee che vogliono mantenere un’autonomia nazionale, la più ampia possibile.
• Il dinamismo germanico tendeva ad aumentare le paure di nazioni come la Francia.
• Circa nel 1950 assistiamo ad una conciliazione con la Germania
• Effetti più o meno immediati della guerra di Corea: Provocò la più grande convulsione interna negli USA dai tempi degli scontri del 39-40 sull’entrata o meno del paese nella 2a guerra mondiale; affrettò la fine del dominio del New Deal e dei democratici sulla casa Bianca, che risaliva al 1932; decretò la fine del piano Marshall nella sua forma originaria e più nota; fece nascere il più grande programma di spese militari di tutta la storia; trasformò il patto atlantico in un efficace sistema di difesa, la Nato, e sviluppò l’ ”atlantismo” come cemento pseudoideologico atto ad assicurarne la coesione […]
• Il ’53 rilevò come la Germania e il Giappone avevano dimostrato di essersi pienamente reinseriti nei mercati mondiali; minacciando per es. le esportazioni britanniche.
• All’inizio del ’55 in Europa vi era una stabilità monetaria e una disoccupazione pressoché inesistente.
• Parola d’ordine (di nuova concezione) negli anni del boom economico era la “crescita economica” a cui ogni stato vedeva in questo tema i suoi obiettivi politici/economici.
• Boom. La forte crescita dell’economia europea la si può anche paragonare all’americanizzazione dei processi (industriali e di conduzione). Tutto quello che l’Europa faceva, l’America l’aveva già sperimentato anni prima; quindi molti esperimenti o prove erano agli europei sconosciuti. Applicazione del modella americano senza percorrere l’iter dall’inizio. Praticamente si utilizzava il prodotto già bello e pronto (si presero delle scorciatoie).
• Boom economico = anche alla diffusione di articoli casalinghi (lavatrici, televisioni, aspirapolveri, ecc.)
• Nel ’55 si ha inizio anche all’immigrazione. In Germania per esempio c’era una grave carenza di manodopera. L’Italia e la Francia erano i maggiori produttori di immigrazione; poiché all’interno del suo stato vi era una netta differenza dei valori sociali. Mentre in alcune regioni il reddito procapite era elevato in altre era di molte volte inferiore (= povertà). La differenza come ovvio che sia era fra città e campagne (F) e fra Nord e Sud (I).
• Il processo di americanizzazione in Europa ebbe nella Germania il successo più considerevole; mentre nelle altre nazioni si prese quel o quell’altro concetto, a seconda dei bisogni e della cultura esistente.

Hobbes – Leviatano

Thomas Hobbes - Leviatano, a cura di Tito Magri, pp. 249,
Editori riuniti, sett 1998

Il capolavoro della filosofia politica del XVII secolo

Il Leviatano è una delle prime opere teoriche in cui i problemi della società borghese e dello Stato sovrano vengono affrontati secondo i principi del pensiero filosofico moderno. nella storia delle dottrine politiche esso costituisce la conclusione delle ricerche condotte su tali problemi sin dal Quattrocento e la premessa dei successivi svolgimenti. Culmine del progetto hobbesiano di organizzazione della filosofia politica secondo il modello delle scienze fisiche e matematiche, il Leviatano è l’opera fondamentale per comprendere il ruolo dell’assolutismo della storia politico-sociale d’Europa, il suo rapporto con la società borghese e con l’individualismo.

Commento

Su 44 pagine, l’introduzione all’opera ci introduce nel mondo del giusnaturalesimo hobbesiano. La lettura del teso però a volte può sembrare ostica. Ma comunque ne vale la pena.

Biografia e opere

Filosofo inglese (Westport 1588-Hardwick 1679). Compì i suoi studi universitari, giovanissimo, a Oxford. Divenne poi tutore del figlio del barone William Cavendish (poi conte di Devonshire) e lo accompagnò in un viaggio d’istruzione nel continente. Al suo ritorno strinse rapporti con Herbert di Cherbury e Bacone. Nel 1629 riprese la via del continente, al seguito del giovane sir Clifton, e a Parigi prese i primi contatti con l’ambiente culturale francese, la cui conoscenza approfondì in un terzo viaggio (1634-37), entrando in contatto con M. Mersenne, Cartesio e Gassendi. Fuggito dall’Inghilterra nel 1641, all’affermarsi della rivoluzione antimonarchica, riparò nuovamente a Parigi, dove rimase sino alla restaurazione della monarchia. Nacquero in questi anni parigini le Terze obiezioni (1641) alle Méditations di Cartesio, gli Elements of Law Natural and Politic (1650; Elementi della legge naturale e politica) e la trilogia degli Elementa Philosophiae (il De cive nel 1642, il De corpore nel 1655, il De homine nel 1658). Nel 1651, a Londra, uscì l’opera principale di H., il Leviathan, or the Matter, Form and Power of a Commonwealth Ecclesiastical and Civil (Leviathan, o la materia, la forma e il potere di una comunità ecclesiastica e civile), in cui egli giustificava, sulla base della sua visione naturalistica dell’uomo e della società, l’assolutismo politico più radicale. Già a Parigi iniziò la disputa sulla libertà del volere con il vescovo di Derry, Bramhall, che diede luogo agli scritti Of Liberty and Necessity (1654) e The Questions concerning Liberty, Necessity and Chance (1656; Le questioni concernenti la libertà, la necessità e il caso). Ritornato in patria, H. godette della protezione del re Carlo II, ma subì gli attacchi dei presbiteriani, a causa della sua nomea d’irreligiosità, e fu al centro di dispute continue in campi diversissimi. La sua pretesa di discutere questioni fisico-matematiche, spesso con mezzi concettuali inadatti, lo condusse a una dura polemica con il matematico oxoniense Wallis. La struttura del reale e la conoscenza umanaPer H. non esiste altra sostanza al di fuori della materia. A essa debbono ridursi le proprietà di tutto quanto esiste, ed essa sola è principio del reale. Questa affermazione è una conseguenza dell’impostazione della dottrina hobbesiana della conoscenza. Conoscenza è infatti per H. ricerca delle cause dei fenomeni, sì da poterli ricostruire a nostro piacimento: ma ciò è possibile solo scomponendo gli oggetti e risalendo alle nature generali, cioè agli elementi semplici di cui il reale è composto. Alla radice di questi, come causa suprema, v’è il movimento, che presiede al divenire di tutti i fenomeni: esso però non è più da intendersi qualitativamente, nell’ambito di una visione metafisica della sostanza, bensì quantitativamente, come relazione matematica determinabile. Conseguentemente, se presupposto di ogni conoscenza possibile è la presenza di un oggetto tale da poter essere esattamente quantificabile, solo la materia, il corpo, e il movimento come principio proprio di essi rispondono alle esigenze del conoscere. Oltre al razionalismo, l’altro carattere di fondo di questa posizione è il nominalismo. Se per conoscere occorre poter ricostruire la cosa facendola generare davanti a noi dalle sue cause, il nostro atteggiamento conoscitivo non potrà consistere nel semplice accogliere dai corpi i dati che ci si presentano all’interno delle sensazioni, ma in una ricostruzione genetica svolgentesi interamente nell’ambito del nostro pensiero. Solo dove il pensiero può costruire v’è conoscenza, e ciò significa che noi conosciamo solo quanto noi stessi operiamo, e che l’intero processo conoscitivo è libera costruzione secondo un ordine e una connessione rigorosamente deduttivi, in una serie causale, all’interno del nostro pensiero. Il pensiero stesso è concepito come un insieme di operazioni elementari, come composizione di elementi semplici, calcolo. Queste operazioni sono rese possibili dal linguaggio, cioè dall’istituzione arbitraria di segni per significare le cose pensate. Solo il linguaggio permette infatti quel distacco dalla percezione immediata e quella generalizzazione che rendono possibile la conoscenza come costruzione nell’ambito del nostro pensiero. I segni del linguaggio, che proprio grazie all’arbitrarietà con cui sono scelti e riferiti agli oggetti possono stare per questi, divengono gli elementi delle operazioni del pensiero. L’enunciato o proposizione è allora la forma propria del ragionare: ivi infatti due termini o nomi vengono congiunti (sommati) quando stanno per una medesima cosa. La dottrina nominalistica della proposizione è così presupposto necessario della gnoseologia di H. e garantisce la possibilità di una conoscenza costruttiva e deduttiva dotata di universalità e capace di cogliere “il più e il meno” come principio proprio del reale, quello stesso più o meno che è possibile rinvenire nel movimento e permette una conoscenza esatta della realtà corporea.

Etica e politica

La filosofia di H. si propone un’estensione dei principi meccanici a tutto il campo della vita umana. Le categorie di corpo e movimento sono fondamentali anche per la considerazione della vita pratica dell’uomo. Sensazione e immaginazione sono riducibili a movimenti di livello e intensità diversa verificantisi all’interno del corpo: dall’oggetto si genera un movimento verso l’organo di senso, che provoca in questo una reazione riflettentesi a sua volta sulla cosa. La risultante di questi due movimenti inversi è la sensazione; il persistere, per inerzia, di tale movimento anche in assenza dello stimolo esterno genera l’immaginazione. Dai movimenti causati dagli oggetti nasce anche l’emozione, che si distingue però dalla sensazione perché in essa la reazione non ritorna verso l’esterno, ma si riflette all’interno stesso del soggetto. Secondo la qualità dello stimolo, si avrà inoltre un’appetizione positiva o negativa: si potrà provare cioè attrazione o avversione per un oggetto qualora esso susciti in noi piacere o dispiacere. Bene e male non sono altro che l’oggetto rispettivamente dell’appetizione positiva e dell’avversione. La volontà stessa si riduce allo svolgersi dell’appetito prevalente e non può quindi dirsi libera perché indipendente dagli oggetti esterni. Libertà sarà allora solo l’assenza di impedimenti esteriori all’azione, facoltà di dar seguito senza limitazioni all’appetito prevalente. Se la vita pratica dell’individuo si riduce alla soddisfazione dei propri bisogni e all’attuazione di quanto richiesto dai propri appetiti, non sarà possibile costruire una dottrina della convivenza sociale se non sulla base dei principi che regolano il meccanismo delle azioni individuali. Primo risultato ne sarà che, avendo gli uomini, per l’eguaglianza della loro natura, desiderio d’impossessarsi delle stesse cose per soddisfare i propri appetiti, e non esistendo altra fonte di diritto che questa stessa natura comune, ciascun individuo avrà eguale diritto ed eguale brama nei confronti dei beni comuni. Lo stato di natura, cioè, sarà una guerra di tutti contro tutti, in cui ciascuno tenderà a sopraffare il proprio simile per contendergli l’oggetto del comune diritto: il possesso esclusivo di tutti i beni. Ma a questo stato di guerra continua cui la natura condurrebbe necessariamente, con la conseguente distruzione dello stesso genere umano, si contrappone la ragione naturale, che, come s’è visto, permette all’uomo di staccarsi dalla pura dipendenza dagli oggetti esterni, e di comprendere i fenomeni ricostruendoli con le proprie forze, operando previsioni e intervenendo su di essi. Che la ragione sia calcolatrice comporta anche la sua capacità di suggerire i mezzi per superare lo stato naturale di guerra e per creare una legge naturale (perché fondata sul principio della ragione stessa, che impone a ciascuno di evitare con ogni mezzo la propria morte violenta) che induce alla rinuncia all’universalità del diritto trasferendone una parte a un determinato soggetto, così da poter garantire con questa stessa alienazione la conservazione della parte di diritti trattenuta. Sorge così, da un contratto stipulato tra gli uomini, lo Stato, che è espressione della volontà di tutti, e, come unità delle volontà in una volontà unica, è una persona nuova e diversa dalla stessa somma degli individui che lo compongono. Lo Stato è una creazione dell’uomo, ma non per questo la sua realtà è secondaria o transitoria. Gli individui non possono abrogare o rescindere unilateralmente il contratto con cui gli hanno dato vita. Esso è la sorgente di ogni potere e colui che lo rappresenta, il sovrano, ha potere assoluto su tutti gli altri, i sudditi. Lo Stato è il nuovo Leviatano, un Dio immortale contro cui non vale né è lecita la difesa. Esso stesso non è sottoposto a leggi, perché non è obbligato verso nessuno, ma è totalmente libero, costituendo l’anima e la vita della stessa collettività, che senza esso non sussisterebbe. H. attua così il suo proposito di fondare un’onnicomprensiva dottrina meccanicistica dell’uomo dando vita alla più radicale e coerente difesa dell’assolutismo che il suo tempo abbia offerto.

Bibliografia

E. Cassirer, Storia della filosofia moderna, Torino, 1955; M. Cattaneo, J. Chauteur e altri, Hobbes Forschungen, Berlino, 1968; N. Bobbio, Thomas Hobbes, Torino, 1989.

Pub_i

%d Bloggern gefällt das: