New Fashion 2016: il mondo VUCA

Prologo: la ruota è già stata inventata

Ma non vorrei essere frainteso. VUCA, probabilmente, sta diventando un acronimo in, di moda, di tendenza. Un acronimo che riempie la bocca. Wow! Ma purtroppo devo annunciarvi che VUCA o non VUCA, c’é poco di nuovo. Nel mio post del 26 febbraio di quest’anno avevo descritto il mondo VUCA. Volatility (volatilità), uncertainty (incertezza), complexity (complessità) e ambiguity (ambiguità).

La realtà VUCA: già presente da tanto tempo!

Ogni giorno siamo attori, protagonisti oppure solo spettatori di un mondo che da anni ormai è in continua evoluzione (speriamo non in una involuzione). Le diverse crisi finanziarie, l’aumento della minaccia terroristica o fondamentalista ci ho gettato ormai da diversi anni in un labirinto di paura. L’avvento di internet e i progressi tecnologici, hanno aumentato la complessità in diversi settori della nostra vita. Per finire, la marea di informazioni e l’interagire delle diverse generazioni e gli scambi interculturali a livello globale hanno accentuato il senso di ambiguità.

Sempre nello stesso post, ed è bene poterle ripetere, a queste sfide, rispondevamo con un’accresciuta capacita di visione (contro la volatilità), con la comprensione (contro l’incertezza), con la chiarezza (contro la complessità) e con l’agilità (contro l’ambiguità).

VUCA: un’acronimo per comprendere la complessità

Ebbene, come abbiamo visto, queste tendenze erano e sono sotto gli occhi di tutti. Ma come ben sappiamo, l’uomo ha la tendenza a catalogare e a ordinare ogni attività della sua vita. VUCA quindi è una risposta a questo bisogno di ordine; il bisogno di una sicurezza. Un’ancora su cui potersi aggrappare per cercare di approntare le giuste contro-misure.

Sono altresì convinto che molte organizzazioni, hanno i mezzi, i processi e le infrastrutture necessarie a far fronte a queste sfide. L’unico problema – se così si vuol definire – è uno solo: l’uomo. Ma prima di torchiare il nostro malcapitato, vorrei aggiungere un elemento; cioè agli strumenti necessari per poter affrontare con fiducia le sfide del mondo VUCA.

VUCA chiama: l’esercito (svizzero) risponde

Sono convinto che l’esercito svizzero possieda molti strumenti validi ed efficaci per affrontare queste sfide: uno è nell’anima stessa dell’esercito, ovvero la sua caratteristica che viene dalla sua organizzazione di milizia. Milizia come sinonimo di conoscenze che vengono messe a disposizione dal cittadino-soldato per il cittadino e per il bene dello Stato. Il secondo è uno strumento semplice, semplice; parlo dei processi della condotta (vedi disegno) e delle attività della condotta.

Processicondotta

Processi della condotta (FSO 17)

Il regolamento „Führung und Stabsorganisation der Armee 17 (FSO 17)“ è uno strumento valido ed efficace per avere successo a fronte di tutti i problemi VUCA. Ma allora? Dove è il problema? Effettivamente, se l’acronimo non è niente di nuovo e persino l’esercito possiede degli strumenti utili, la domanda è più che legittima. Dove sta il problema?

Attività_condotta

Attività della condotta (FSO 17)

Leadership e tassonomia: la realtà VUCA chiama

Vi ricordate or ora, dove avevo accusato l’uomo? Ebbene è ora di dare una risposta. Il problema non è lo strumento militare o i processi. Il problema è l’attitudine di noi responsabili a gestire questi fattori che con il tempo si sono evoluti. Si, dobbiamo essere più agili, più flessibili, dobbiamo modificare o adattare il nostro stile di condotta. Modificare o adattare, significa capire gli sviluppi tecnologici, comprendere le varie generazioni. Adattare il nostro stile di condotta, oltre ai fattori già citati è imperativo; oggi un capo non può pretendere di comprendere tutti i problemi a 360 gradi. Deve ascoltare (attivamente), deve fidarsi maggiormente dei propri subordinati. Ma anche quando avrà tutti gli elementi in mano, deve accettare che malgrado tutti gli sforzi per ridurre la soggettività, anche nel campo dell’obiettività avrà a disposizione diverse soluzioni. Certo alla fine sarà il capo a decidere. Probabilmente – … sicuramente – una volta presa la decisione, quest’ultima non sarà più valida. Già il mondo gira veloce. Rischio di sbornia se non si sta attenti.

Il problema è che se non rischi nulla, rischi ancora di più (Erica Jong)

Finito? No, non proprio. C’è un altro piccolo problema. Il nome? Tassonomia. Durante le istruzioni, si fanno dei grandi sforzi per raggiungere una tassonomia di 3-4 (cioè comprendere e applicare con sicurezza i processi). Questo è un bene. Ma il problema è dopo. L’ideale per gestire il mondo VUCA sarebbe raggiungere il livello 5-6 (cioè la facoltà di applicare i processi, adattandoli alla situazione). Purtroppo questo non è sempre possibile per due motivi.

Tassonomia

Interpretazione personale della tassonomia

Il primo è il limite della milizia. Quattro settimane all’anno. A volte bisogna ricominciare, non dico dal principio, ma da un livello di consolidamento/ripetizione. Il secondo è nella difficoltà dei capi ad uscire dalla zona confort e di accettare altre soluzioni che discostano dal processo sicuro. Mi rendo conto che è un commento duro. Ne sono consapevole. Rispettare i processi è un bene, il drill (quello vero, dalle 10 ripetizioni in poi) è un metodo utile per consolidare, ma la capacità di adattamento e la velocità nel prendere le decisioni è fondamentale. I superiori in questo portano una grande responsabilità. Agilità, flessibilità, velocità di decisione sono fondamentali. Uscire dalla zona confort è una questione di successo. Bisogna osare di più.

Fazit: la fiducia come punto di partenza

paura di sbagliare

colorstime.com, Fabrizio (21.11.12)

Il mondo VUCA c’è ed esiste. Ma il mondo VUCA non è una novità. Questo acronimo, però ci da la possibilità per poter riflettere sulla nostra attitudine ad affrontare le sfide. Molte organizzazioni, possiedono già strumenti, processi e infrastrutture per gestire queste sfide. La più grande sfida però sarà nella capacità dei superiori nell’aprirsi mentalmente ai cambiamenti. Si tratta in definitiva, di divenire più agili e intraprendenti. Nella capacità di essere resilienti e antifragili. Però e questo è un avviso, per far si che questo accada, bisogna coltivare una cultura impregnata sulla fiducia.

Per vivere una vita creativa dobbiamo perdere la paura di sbagliare (Joseph Chilton Pearce)

Solo così, si potrà sviluppare una sana cultura dell’errore, una maggiore capacità di innovazione (il blog colorstime, approfondisce la tematica della creatività e dell’errore). Praticamente senza fiducia, niente! Meglio restare nella nostra zona di confort, incrociando le dita che niente possa accadere.

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