Le attività rifiuto

Gettare o non gettare. Le catene di Sant’Antonio. L’accumolo dei Tera-byte. Sopravvivere alla vita d’ufficio. Più tecnologia ma anche e ancora più carta. Il coraggio di gettare.

Il concetto di attività rifiuto è una di quelle cose che ancora oggi, sono sempre ben presenti in qualsiasi realtà professionale. Parafrasando Malik, s’intendono tutte quelle attività consuetudinarie che dopo un attento e constante monitoraggio necessitano di un’azione. L’azione è semplice; il cestinaggio. Si tratta così di poter determinare se senza una di queste attività il lavoro potrebbe essere svolto ugualmente e senza perdita di efficacia[1],

Con un piccolo sforzo di osservazione, non è poi così difficile rendersi conto che è più facile aggiungere attività e processi. Per contro il solo togliere, diminuire, annullare, cancellare, buttare via risulta essere difficile. Pensiamo per esempio all’ormai irrinunciabile presenza dei sistemi informatici. Bene, il volume della carta stampata probabilmente non è diminuito, anzi è persino aumentato. Non è strano poi, ricevere della corrispondenza – sia su carta sia in formato elettronico – non necessariamente importante alfine dell’espletamento delle proprie mansioni. Quanti formulari sono veramente utili? Quanto appena detto, vale anche per l’informazione elettronica: sicuramente troppa! Ha chi non è capitato di vedersi recapitare nella propria casella elettronica e-mail contenenti direttive o informazioni provenienti dai piani alti e sempre inoltrate ai livelli inferiori, senza commento o analisi oppure con un malinconico annuncio “da leggere, o per informazione”? Come dice Stahl nel suo volume “come sopravvivere alla vita d’ufficio“, parliamo delle cosiddette catene di Sant’Antonio[2]. Una prima possibilità consiste nella semplice azione di vietare le catene di Sant’Antonio! Ogni informazione va elaborata, oppure quest’ultima è trasmessa oralmente durante i rapporti o le riunioni ordinarie.

tutti ci impegniamo in rituali, che rimangono in vigore anche quando non sono più necessari

Dopo questa seppur breve ma importante “fuori-campo”, torniamo a parlare delle famigerate attività rifiuto e, come ci fa notare Jeff Davidson, “per quasi due secoli, le grandi mutazioni della civiltà industriale si sono succedute a distanza di sessant’anni, poco più poco meno: l’età del vapore, quella delle ferrovie, dell’elettricità, del petrolio. Oggi i ritmi sono affannosi, la durata di certi prodotti elettronici è di quattro-cinque mesi, più che una corsa è una rincorsa continua, e le novità si accavallano vorticosamente una sull’altra”[3]. Probabilmente ora vi chiederete il senso di questa citazione, ma basti pensare ai continui cambiamenti in seno ad un’azienda o ad unità organizzativa; cambiamento frequente dei superiori, introduzione di nuove attività, nuove missioni, nuovi mezzi informatici, cambiamento di strategie, solo per citarne alcune. Tutte queste variabili insieme, formano degli attrezzi intellettuali. Facendo così, continua Davidson, nel renderci attenti sul fatto che “tutti ci impegniamo in rituali, che rimangono in vigore anche quando non sono più necessari (…) i comportamenti rituali superati sono tra i maggiori ostacoli che si frappongono al raggiungimento degli obiettivi e alla creazione di un proprio spazio per respirare[4].

Un’attività semplice; così semplice che potrebbe però essere preoccupante: gettare!

Per questo motivo e proprio per evitare l’accumulo continuo di attività obsolete, sarebbe auspicabile una volta l’anno, riservare almeno una giornata per rispondere almeno a questa piccola e innocente domanda “cosa non dobbiamo più fare”[5]. Fondamentale è anche da parte del management o della direzione avere il coraggio di cambiare e di identificare l’inutile. A questo primo passo intellettuale, ne seguirebbe uno meno impegnativo dal lato di analisi, ma non per questo meno importante. Un’attività semplice; così semplice che potrebbe però essere preoccupante: gettare! Sì, semplicemente gettare l’inutile. Sì anche gettare tutto quello che è ormai diventato superfluo e obsoleto. Questo vale anche per i diversi Tera-Byte seminati nell’immensa giungla informatica dell’azienda. Così l’attività rifiuto, potrebbe addirittura assurgere a cardine del processo lavorativo. Pensate, uno spazio per riflettere sul cosa non dobbiamo più fare e su cosa gettare. Magnifico.

L’attività rifiuto è quindi anche fondamentale per il buon funzionamento. In pratica è come praticare dello sport per tenersi in forma. Diciamo basta alle attività rifiuto!

 

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[1] Malik, Führen, Leisten, Leben, Kap 7, S. 359–366.
[2] Stahl, Come sopravvivere alla vita d’ufficio e a Office, 10.
[3] Davidson, Fermati e prendi fiato, pag 83.
[4] Ibid.
[5] Malik, Führen, Leisten, Leben, S. 362.

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