Il campo minato della scrittura – Quando la carta canta

Chi scrive, non fa carriera. Il piacere di scrivere. L’etica della scrittura. La forza delle parole. Le insidie del nero su bianco. Le opinioni, anche quando sono scritte possono con il tempo mutare. La gelosia di chi sa solo parlare. Chi non scrive per non esporsi.

Negli scorsi giorni, durante la pausa del mezzogiorno, stavo praticando dello sport in compagnia di un mio collega di lavoro. Fra il serio e il faceto, raccontai un passaggio di un libro che recentemente, mi aveva fatto riflettere:

 … un capitano o un tenente colonnello che parla e scrive può essere sempre stoppato nella carriera …

Il libro in oggetto è “Soldati” del generale italiano a riposo Fabio Mini. La piccola pubblicazione trattava la metamorfosi del soldato dell’esercito italiano, ma non dimeno però, il breve passaggio rimbalzava nella mia mente come un martello pneumatico.

A me piace scrivere, mi piace parlare, mi piace riflettere. Sono anche sicuro di non essere l’unico con questo hobby o piacere. Scrivere però è un esercizio difficile e impegnativo. Scrivere può anche essere pericoloso. La scrittura è o può anche essere un’arma. Un’arma a doppio taglio. Mettere nero su bianco le proprie opinioni, significa anche accettare di essere catapultato su un palcoscenico, oppure – situazione meno gradevole – sotto la lente dell’inquisizione popolare o se proprio si vuole parlare di “iella” dell’inquisizione dei propri superiori o colleghi. Il proverbio che dice “ne uccide più la penna che la spada” si può interpretare altrimenti; in questo caso la vittima è chi … scrive…

Scrittura

Io scrivo quando ho un’idea, io scrivo quando ho del tempo a disposizione e sono nella fase che possiamo definire come la “modalità dello scrittore”. A volte però, sono solo un consumatore di testi, d’informazioni, di notizie e … non scrivo. Normale. Quando scrivo, scrivo come penso. Sono quello che sono, io non cerco di essere qualcun d’altro (me lo auguro continuamente). Così quando arriva il momento, apro un documento e come un fiume in piena, scrivo. I miei pensieri, le mie opinioni rappresentano uno spaccato del momento. Domani, a fronte di nuove circostanze, l’opinione espressa potrà essere riconfermata, oppure posso anche giungere ad altre conclusioni. È normale. Attaccare una persona o rimproverarla per una conclusione risalente a parecchio tempo prima … non è degna di commento. Ma andiamo oltre.

Ed ora parliamo un po’ di etica. Che cosa posso scrivere? Cosa non posso? Innanzitutto, la liberà di espressione è sancita da leggi è ed anche un diritto. Scrivere per il solo ledere, … però no! Ma anche la libertà ha dei suoi limiti. Lavorare per un’organizzazione, e bersagliandola continuamente ovviamente, pone alcuni problemi; problemi etici, ma anche problemi legali. Io ho la fortuna di svolgere il mio lavoro con una buona dose di convinzione. Credo in quello che faccio. Credere, però non significa, essere cieco e seguire il gregge senza porsi delle domande. A volte, mi piace dunque trovare uno spazio, dove posso osservare e riflettere. A volte, molti colleghi e persone, mi dicono di stare attento a quanto scrivo e a cosa scrivo. Guai se poi si critica. Il cappio della censura o della iella possono piombare come un fulmine a ciel sereno. Effettivamente, la situazione può essere delicata. Difficile, ma non impossibile. Innanzitutto, se il testo contiene delle critiche, sono critiche basate su fatti e sono critiche propositive. Niente populismo distruttivo. Niente frustrazione letteraria. E poi ci sono dei limiti (che mi sono auto-imposto). Non voglio scrivere su argomenti che non conosco direttamente, oppure che esulano dalle mie responsabilità. Altro se trattasi di un lavoro di ricerca, in questo caso ci sono altri parametri da tenere in considerazione. So anche quello che non voglio scrivere; resoconti di aperitivi, di rapporti vari, di promozioni. Temi questi ultimi che non mi stimolano assolutamente. Anzi … mi fanno dormire!

Vasco Pratolini disse

Le idee non fanno paura a chi ne ha

A me piace avere delle idee, ma mi piace anche parlare con persone che hanno idee. Idee costruttive, idee innovative. Quando una persona mi chiede se ho proprio il buon tempo per scrivere, di regola rido. Rido di gusto. Ma che bella battuta mi dico. Chissà come mai però chi esce a fare la nottata, a bere qualche bicchiere, oppure partecipa a destra e a manca a serate politiche o altro… Bene mi chiedo, ma queste persone sono così diverse? Probabilmente e in punta di spillo … Queste attività (che possono anche essere d’aiuto alla carriera), sono meno oggetto di bersaglio. Evitiamo poi di parlare delle persone che parlano, parlano, parlano, parlano … ma che in sostanza non dicono mai niente, oppure parlano in funzione di quanto l’interlocutore vuole sentire (per questo che i fogli di carta rimangono bianchi …).

Nel campo del management (civile) e della condotta (militare) non è raro trovare dei libri che parlano di top-management, di generali. Questo è buono. Più difficile però è trovare libri e testi che rappresentano la norma; il normale direttore, il capo ufficio o l’impiegato, il normale ufficiale, sotto ufficiale e soldato. Recentemente ho letto un libro scritto da un soldato, impiegato in Afghanistan. Un bellissimo libro (Vier Tage im November, di Johannes Clair). Una storia che raccontava le diverse esperienze personali, di gruppo, dei diversi stili di condotta, ma affrontava anche il senso dell’impiego. Essere pronti a morire per il proprio Paese. Sì il management e la condotta non sono solo appannaggio dalle sole persone di alto profilo (p.es i top manager)!

E per terminare ecco il mio lettore tipo. Il mio lettore tipo o ideale è colui o colei che è interessato anche a questi aspetti che attraversano tutti i livelli di condotta o del management (oltre chiaramente ad altri temi, per esempio la logistica, la tattica, la geopolitica, l’ecologia). Dimenticavo il mio stile. Non so se ho uno stile. Se lo potessi scegliere, mi piacerebbe essere fresco, corto, pungente, ironico, senza però ledere ad alcuno. Il tempo passa, e stiamo giungendo al termine di questo spazio riservato allo sport. Fare sport mi aiuta a tenermi in forma; in forma fisica, ma anche in forma psichica. In definitiva e ne è la prova, ho scritto quest’articolo.

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