Protector Aero …

Gripen? Devo ammettere la mia ignoranza. Si, e mi inchino anche davanti alla miriade di persone che, tra il serio e il faceto, si dilettano nel descrivere pregi e difetti di questo velivolo. Si lo ammetto vado a votare. Voterò per l’acquisto. Io voterò per l’acquisto, anche se non sono in grado di affermare con certezza se il velivolo svedese è all’altezza del compito richiesto.

Ieri era l'FA-18, oggi il Gripen ...

Ieri era l’FA-18, oggi il Gripen …

Onestamente non volevo scrivere alcuna parola vertente sull’ormai prossima votazione. Una votazione sì. Dobbiamo votare per l’acquisto di un velivolo da combattimento. Certo è la democrazia. Votare non è solo un diritto, bensì anche un dovere. Ma dobbiamo proprio votare su ogni acquisto importante? Sarebbe più funzionale avere un budget generale e con quest’ultimo gestire tutto l’insieme della sicurezza. Tradotto, l’esercito ha bisogno, il parlamento avalla il principio e per connesso l’esercito persegue l’acquisto scegliendone il tipo e le caratteristiche. Troppo facile! Grazie forse ai diversi scandaletti che qua e là, hanno destabilizzato la classe dirigente militare svizzera (fiducia?), ci si trova oggi sempre più confrontati con un iter politico-militare irto d’insidie. Insidie trasversali ai partiti. Insidie che minano la sicurezza del Paese.

La scelta del nuovo velivolo da combattimento è un successivo attacco all’integrità e alla funzionalità dell’apparato della sicurezza del nostro paese. Questa è la verità. Dimenticavo, io non sono in grado di dirvi se quest’aereo sia o no idoneo. A questo posso però ovviare con un semplice e chiaro concetto: la fiducia! Sì, ho fiducia nelle persone che hanno compiuto la scelta. Una scelta che tiene conto dei costi a lungo termine. La mia fiducia è forte, ma non totale. Coloro che tradiscono la fiducia del cittadino, chi ha, per un motivo o per l’altro, approfittato di quanto accordato, dovranno essere senza remore allontanati e puniti legalmente. Adesso però, lasciamo questo livello di riflessione intellettuale per dare un altro approccio sul perché prossimamente voterò per il Gripen.

La Confederazione Svizzera tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese.» (U. Maurer)

Sono un ufficiale professionista dell’esercito e quindi per associazione dovrei votare ciecamente a favore. Errato! Voto quello che mi pare. Sono un cittadino e quindi ho la facoltà di decidere cosa voglio. Una volta chiarito questi doversi preamboli, sono pronto ad esporre ai miei conoscenti, alla mia famiglia, come pure ai diversi interessati sulle mie motivazioni per la sostituzione dell’ormai vetusto Tiger. D’altro canto coloro contro l’esercito, voteranno sempre contro l’esercito. Questa è la democrazia. Comunque:

Foto: luzernerzeitung.ch

Foto: luzernerzeitung.ch

Fatto numero uno: non siamo soli a vivere su questo pianeta
Ogni avvenimento che accade nel mondo può avere effetti diretti e/o indiretti anche sul nostro paese. Prendiamo catastrofi nucleari (la direzione del vento purtroppo non si può ancora decidere), dissesti finanziari globali (crisi, ricatti finanziari, perdita di posti di lavoro, insoddisfazione), atti terroristici (dirottamenti di aerei per i più disperati motivi), catastrofi naturali interne (inondazioni di intere regioni), scontri fra popoli, culture, religioni (immigrazioni, implosioni interne), e altro ancora. A chi incombe una prima reazione? Certo alle forze civili. E dopo? Qual è l’organizzazione idonea a mettere a disposizione mezzi, uomini, ma soprattutto disciplina di condotta?

Fatto numero due: l’aiuto quotidiano
Ogni giorno, 700-1000 militi svolgono il loro servizio anche a favore di cantoni e comuni. Un servizio a favore della comunità, che permettono oltretutto anche lo svolgimento di manifestazioni d’interesse nazionale. Ma nessuno o quasi ne parla.

Fatto numero tre: il nostro (piccolo) spazio (aereo)
Ogni grande problema in Svizzera, sia esso in aria oppure a terra, può essere “risolto” con il supporto decisivo del nostro esercito di milizia. Questa è una realtà. Altre spiegazioni? Vedi “fatto numero uno”.

Fatto numero quattro: alcuni numeri
Il forum economico di DAVOS, oppure il vertice della Francofonia di Montreux; e ancora la sicurezza degli scali internazionali, e le diverse intemperie sempre più frequenti: 4000 per Davos e Montreux, 5000 per ogni scalo aeroportuale, e fino a 2500 per contrastare i danni delle intemperie. Chi può garantire una maggiore sicurezza a queste manifestazioni e contrastare i danni delle catastrofi naturali? Le organizzazioni civili con il supporto del nostro esercito di milizia! Con del personale, con del materiale e ancora una volta con la disciplina di condotta, che solo un’organizzazione come l’esercito di milizia, può mettere a disposizione.

Fatto numero cinque: la massa critica
Non è una chimera, bensì una realtà che tocca diversi aspetti della nostra società. Sotto una determinata soglia, ogni organizzazione o processo può portare al collasso delle prestazioni. Un corpo pompieri con poco personale, non potrà essere impiegato per grandi episodi, o gestire ottimamente la propria durabilità (capacità a resistere). Così anche per altre associazioni non-profit oppure profit. Certo l’alleanza può essere una risposta. L’alleanza all’interno di uno stato fra i diversi corpi pompieri è sicuramente una valida risposta. A livello internazionale si può perlomeno adire a qualche dubbio. Assicurare lo spazio aereo tramite i nostri vicini? Possibile. Ma chi ci assicura anche queste prestazioni nell’ambito di un’accresciuta minaccia? Il nostro alleato? Forse. Probabilmente però prima dovrà risolvere i propri problemi interni. Ancora una volta è il nostro sistema di milizia che ci permette al meglio di rispondere alle diverse minacce. Per fare questo però dobbiamo garantire una certa massa critica. Non so se è plausibile, ma in ambito internazionale un numero di 50 velivoli minimo viene additata come la massa critica al di sotto del quale il sistema porta al fallimento.

Fatto numero sei: la modernizzazione
C’era una volta un esercito potente e vittorioso. Il nemico aveva paura delle alabarde. Arma terribile. Più recentemente agli albori della prima guerra mondiale del secolo scorso, le uniformi erano di colori gagliardi. Questi eserciti si sentivano forti. Poi scorse il sangue, le sconfitte. Sugli allori non si può vivere. La modernizzazione non passa attraverso solo la tattica e la condotta, bensì anche con il materiale. Vogliamo evitare un’edizione copiosa di esercito XXI? Allora dobbiamo essere coerenti e accettare che il GRIPEN non è solo un aereo, bensì anche una modernizzazione del sistema esercito.

Fatto numero sette: il riassunto
Recentemente ho terminato la lettura di un bellissimo libro scritto da un soldato, un veterano che ha combattuto in Afghanistan con l’esercito tedesco. Così affido a lui il mio commento finale.

Il problema principale di molta gente, è quello di vivere in un mondo pieno di favole. Tutto quanto è di negativo è sistematicamente evitato fintanto che quest’ultimo non si presenta nel proprio cortile. Ma quando succede qualcosa di brutto, la maggior parte di queste persone sono oberate. E questo mi dimostra che c’è molta gente che sta molto bene e che non sa apprezzare l’abbondanza e la sicurezza (J.Clair, 4 Tage im Nov).

Anche a me piacciono le favole. Favole per l’appunto. Vivo però in una realtà ben più complessa.

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