Internet per tutti: una sola utopia?

Oggi Internet è inaccessibile a due terzi della popolazione mondiale. Come sarebbe il mondo se tutti potessero connettersi?

E una semplice domanda. Apparentemente semplice. Io direi: „Avremmo un mondo migliore“. Altri sicuramente ne saranno contrari. Ma dato che credo nella comunicazione quale metodo per progredire, vedo in questo progetto, in questa probabile utopia, una certa speranza di crescita. Una speranza che però non si deve interpretare come ingenua e cieca.

Logicamente il progetto in quanto tale conta anche e sicuramente un aspetto finanziario. Un accesso ad un bacino potenziale di ulteriori 5 bilioni di persone, significa guadagni. Di questo dobbiamo tenerne conto (vedi: Opinion „Zuckerberg’s big idea is no charity„).

If we really want to get the next 5 billion people connected, we will have to steer governmental and consumer electronic interests to work together on a solution. Innovating new and inventive techniques to provide infrastructure, low-cost devices and energy generation stand the best chance of making a difference. Maybe Internet.org can look into devices like kinetic chargers, solar powered cell phones, and pico cells, which can make a far bigger impact to connect the underserved populations of the world(1).

(1) link: cnn.com (stato 25.08.2013)

Così Mark Zuckerberg, in un articolo pubblicato sul New York Times online del 20 di agosto 2013 (Vindu Goel) dal titolo „Facebook Leads an Effort to Lower Barriers to Internet Access“, annunciava lo sforzo – diremmo – titanico nel facilitare l’accesso ad Internet, per il tramite dell’abbattimento dei costi base di Internet e del servizio telefonico in particolare nelle regioni povere. Giganti tecnologici quali Samsung, Nokia, Qualcomm e Ericsson, sono indicati quali partner.

Rendere possibile l’accesso a Internet a tutte le persone che abitano questo mondo è un obiettivo troppo grande e troppo importante per una singola azienda, gruppo o governo. I partner di Internet.org hanno unito le forze per far fronte a questo problema poiché credono nel potere di un mondo connesso(2).

(2) link: Internet.org (stato 25.08.2013)

È l’accesso alla comunicazione globale, un diritto fondamentale dell’uomo? A questa domanda si scriveranno sicuramente fiumi di parole. Ma il solo fatto di aumentare l’accesso alla rete ad un numero sempre maggiore di persone è già di per sé un successo. Anche se sicuramente i nostri giganti tecnologici vedono in questa operazione ulteriori lauti guadagni. Ma in fin dei conti se parliamo di una situazione WIN-WIN, tutti ne possono uscire vincitori.

Advertisements

7 Kommentare zu “Internet per tutti: una sola utopia?

  1. Io non ho una pagina Facebook, ma talvolta mi capita di andarci per guardare i profili delle persone che ho perso di vista, sia ex fidanzate che amici.
    A questo proposito, ti dirò che mi ferisce particolarmente quando guardo le loro foto e mi accorgo che non solo non conosco le persone con cui la mia ex o il mio amico si sono fatti fotografare, ma neanche quelle che cliccano “Mi piace”, nemmeno quelle che commentano… quando succede questo allora vuol dire che l’ intera vita sociale e affettiva di quella persona é diventata un mondo estraneo per te. Ti senti terribilmente escluso.
    Una sensazione simile l’ ho provata il mese scorso, quando ho guardato il profilo Facebook del mio storico compagno di banco del liceo. Ha postato delle foto di lui ad Oslo: pensavo ci fosse andato in vacanza, invece leggo i commenti e cosa scopro? Che ci sta facendo l’ Erasmus… soltanto pochi anni fa lui mi diceva anche cos’ aveva mangiato per colazione, e adesso anche una novità gigantesca come questa l’ ho scoperta per puro caso e per di più via Facebook…
    Altro lato negativo di Facebook: diminuisce gli argomenti di conversazione. In che senso? Cerco di spiegarlo.
    Prima di Facebook, quando cominciavi a conoscere una persona tu di essa conoscevi solo poche informazioni fondamentali (nome, cognome, età eccetera), e di conseguenza lei per te era un territorio inesplorato, un libro ancora da leggere, un mondo sconosciuto. Lo stesso valeva per l’ altra persona, e quindi avevate mille cose di cui poter parlare: film preferiti, libri, musica eccetera.
    Facebook ha ucciso tutto questo, perché adesso, quando 2 persone iniziano a conoscersi, questi dettagli li scoprono “scavando” nei rispettivi profili Facebook, non parlandone a voce. Così, quando queste due persone avviano una conversazione, non possono più tirar fuori delle domande per rompere il ghiaccio del tipo “che film ti piacciono” o “che musica ascolti”. E se anche le tirano fuori e cominciano a parlarne, l’ uno sa già cosa risponderà l’ altro, e quindi non c’é più l’ effetto sorpresa.
    Facebook ha eliminato quella che gli inglesi chiamano “small talk”, la conversazione su argomenti di poca importanza che serve a creare un’ atmosfera rilassata tra 2 persone. Sei d’ accordo?

    Gefällt mir

    • Innanzi tutto grazie per il commento. Trovo molto interessante le diverse ragioni esposte. Non di meno su alcuni punti ho un’altra visione. Potrei riassumere il mio pensiero con il concetto de „il bicchiere mezzo pieno e il bicchiere mezzo vuoto“, oppure con la mia preferenza ad un ottimo bicchiere di vino bevuto con la dovuta enfasi e circostanza. Per una persona che come me, percorre più di 50000 km all’anno, l’utilizzo del Social Network mi ha aiutato a mantenere o a riscoprire diversi contatti. Parliamo ora di Facebook. Non mi piace chi non si mostra per quello che è. Di regola contatti senza foto o chiare coordinate non vengono presi in considerazione. Coloro che non si fanno vivi da … diciamo da dodici mesi, vengono tolti dalla mia lista. Già ma cosa sono gli amici … quanti sono gli amici … ? Gli amici sono pochi, si possono contare sulla dita di una mano. Il vero contatto è ancora – secondo me – quello antecedente all’era dell’elettronica; il contatto fisico! Il social network aiuta però a sentirsi parte di qualche cosa. Ma la realtà è sempre al centro del mio agire. Alla mattina quando mi reco al lavoro, scorgo fugacemente un’orda di persone ferme alla fermata del bus in attesa del bus. Bene, quasi tutti stanno comunicando – ma … non fra di loro (contatto fisico), bensì „comunicano“ con il proprio smart phone. È un peccato! Ma comunque benvengano le tecnologie, sempre che quest’ultime vengano consumate con la cognizione di causa. Facebook, e in generale il social network, mi ha aiutato a riallacciare contatti e a gestire la mia presenza mediatica in un nuovo formato. L’amicizia – quella vera – resta sempre appannaggio del contatto. Il contatto fisico. Forse un ultimo punto: per mé è importante risolvere la questione dei profili e della trasparenza. Falsi profili (doppie vite?) dovrebbero essere a priori combattuti. Ma forse questo è un altro tema.

      Gefällt mir

      • Riguardo al contatto fisico di cui hai parlato nella tua risposta, non so se sia collegato al fatto che le persone non sono più abituate ad esso, ma ho notato che, quando parlo con qualcuno, difficilmente l’ altra persona mi guarda negli occhi. Spesso ha lo sguardo perso nel vuoto, o rivolto verso il basso. Non ritengo di avere uno sguardo particolarmente penetrante o inquisitorio, quindi probabilmente l’ incapacità di molte persone di sostenere lo sguardo altrui é dovuta al fatto che non sono più abituate ad una chiacchierata faccia a faccia, e quindi quando sono costrette a cominciarne una sono così impacciate e imbarazzate che, come reazione istintiva, abbassano lo sguardo. Ti convince la mia interpretazione?

        Gefällt mir

      • Approvo. Nella mia professione ho contatti quotidiani con molta gente (in quanto a istruttore, capo, persona …). Quando parlo e interagisco voglio che le persone mi guardino negli occhi! A volte lo faccio anche presente. Per il contatto fisico, intendo poter discutere, ridere in una sana relazione fra essere umani.

        Gefällt mir

      • Ecco, io in questo sono più indulgente: non mi é mai capitato di chiedere a qualcuno di guardarmi negli occhi.
        C’é da dire che io stesso, quando incontro una persona per la prima volta, non la guardo negli occhi. Mi soffermo invece su altri 2 particolari: i capelli e i denti. Lo faccio perché mi interessa capire se la persona che ho davanti cura o meno la propria igiene personale: in questo senso capelli e denti sono dettagli molto rivelatori, perché, quando una persona si trascura, queste 2 cose sono le prime che si sciupano.
        Il test dei capelli lo passano quasi tutti, mentre quasi nessuno supera quello dei denti. Ce li hanno sempre gialli o addirittura neri, con un chilo di tartaro tra dente e dente e un alito che stenderebbe un cavallo. Anche in questo la tua esperienza personale conferma la mia, o tu sei più fortunato?

        Gefällt mir

      • L’aspetto ha la sua importanza, ma l’abito non fa il monaco. Per poter giudicare bisogna conoscere, interagire. Per conoscere dobbiamo valutare anche il contesto in cui ci troviamo. Un soldato perfetto, ligio al dovere, ben rasato e osservante di tutte le regole, non significa che nel momento del bisogno si comporti come dovrebbe. Per contro, il soldato difficile, colui che fatica a rispettare le regole, non è detto che nel momento del bisogno, quando nessuno se lo aspetti, si comporta in modo eroico. Non giudico, prima di conoscere. Ma il nostro discorso è lentamente scivolato su altri aspetti vieppiù slegati al tema iniziale. Un grazie per l’arricchente discussione.

        Gefällt mir

%d Bloggern gefällt das: