Logistica militare allo sbando

In un contributo del 27 maggio del 2012 dal titolo Logistik für jedermann avevo, fra le altre cose, posto l’accento sull’importanza della logistica militare, come pure sulla differenza fra la logistica militare e la logistica civile; la prima con la missione di contribuire alla riuscita della missione, mentre la seconda con il solo scopo del profitto.

Leggendo attentamente il libro di David Axe „from A to B“ e uno meno recente, ma non dimeno ancora attuale e scritto da Edmund Müller „Logistik für jedermann„, era ed è ancora oggi evidente l’importanza della logistica in quanto a sistema per la riuscita di una missione – affermazione ovvia – ma anche per il sostegno strategico di una nazione (le importazioni durante una crisi, gli assi stradali, i mezzi di trasporto, …). Logistica quindi come sicurezza di sviluppo. Una logistica che deve essere attentamente pianificata anche in tempo di pace. La logistica militare quindi da un lato quale elemento per garantire una possibilità di successo alla missione e logistica strategica per garantire l’approvvigionamento del paese.

Sottovalutare la logistica è una costante che troviamo in tutti i libri di storia. Le esperienze benché siano chiare sono sempre messe da parte in un periodo di benessere, per riprendere poi vigore in caso di bisogno accresciuto. Probabilmente è l’arte di trovare un giusto equilibrio fra i costi – investimenti – necessità e sicurezza. Questo equilibrio non è facile da trovare. La logsitica è un esercizio arduo sia per i nostri politici, sia per le forze armate.

Il 4 gennaio 2013 in nona pagina della Neue Zürcher Zeitung in un articolo dal titolo „Die Armee an Krücken“ e il 5 gennaio 2013 in terza pagina sempre della Neue Zürcher Zeitung in un altro contributo dal titolo „Fragen zur Tauglichkeit der Armee“ viene (ri)proposta la tematica legata alla logistica di base dell’esercito. In sintesi la logistica militare non è più in grado (così si capisce dai due articoli) di garantire i suoi servizi. E per connesso vengono messe in dubbio la capacità dell’esercito di riuscire le proprie missioni. Questa situazione si è prodotta all’indomani dell’introduzione di esercito XXI dove era prerogativa la parola risparmio e quindi riduzione del personale. Bene missione compiuta. L’esercito ha ridotto. Ma ora ne dobbiamo sopportare anche le conseguenze. Non voglio colpevolizzare da una parte la politica (il mandante) oppure l’esercito (coloui che ha dovuto mettere in pratica gli ordini), ma evincere la difficile ricerca dell’equilibrio. Una cosa però non dobbiamo dimenticare – e qui mi ripeto per l’ennesima volta – la logistica militare mira a garantire il successo di una missione, la logistica civile mira al profitto. Ed infine la logistica strategica (a livello nazionale) è lo strumento che permette allo Stato di progredire e di generare benessere.

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