Angeli e Demoni della guerra

„Verrà un giorno in cui la guerra ucciderà la guerra grazie al progresso scientifico che consentirà devastazioni così tremende che ogni conflitto diventerà impossibile.“ Così diceva Luis Pasteur. Ecco. Una bella notizia, potremmo dire!

Alberto Moravia (1960)

Moravia, Photo Wikipedia)

Potremmo anche affermare che oggi la guerra classica, la guerra accettata, la guerra fra due attori riconosciuti, la guerra che viene sostenuta dalla sua popolazione è morta. Ma perché la guerra è morta? Alberto Moravia al Convegno di Montecatini del novembre 1986 dal titolo „Trasformare la visione del mondo“ disse:

La Bomba ci ripugna. Perché? Perché essa è la fine della guerra e noi vogliamo fare la guerra, la Bomba… ci priva di un gioco decisivo che noi giochiamo da milioni di anni.

È sicuramente un’affermazione che ci può fare felici. Ma non è così. La guerra, oppure il conflitto è cambiato. La percezione della guerra è cambiata. Ieri era accettata e di conseguenza era avvolta – a torto o a ragione – da azioni eroiche, codici di condotta, regole non scritte. Anche il grado di coinvolgimento della popolazione è mutato con il tempo; prima quasi da spettatori e via sempre più come attori coinvolti. Oggi la guerra esiste, ma ha perso il fascino d’eroismo, di epiche azioni. Oggi la guerra è uno vergogna della società. Ora, la guerra è immorale. Ma la guerra esiste.

Le citazioni di Pasteur e di Moravia sono contenute nel breve saggio di Massimo Fini in Elogio della guerra. Il titolo è sicuramente accattivante e potrebbe far rabbrividire i pacifisti più radicali. Come il pensiero di Eraclito (pag 137) che cita: „la guerra è comune a tutti gli esseri, è la madre di tutte le cose“. Prima la guerra era una sorta di necessità e accettata dalla società. Non si aveva vergogna. Oggi la coscienza è cambiata. Oggi si ha vergogna di parlare della guerra. Sarà la bomba? Siamo diventati tutti pacifisti?

Quando ero all’asilo (agli inizi degli anni 70′), le suore distribuivano ancora armi giocattoli ai bambini. Giocattoli sì, ma pur sempre simboli di una violenza distruttiva. Ma era accettato.

Se non vado errato oggi è la stessa cosa. Forse non sono più le suore. Giocattoli armi, video giochi distruggi tutto e tutti. La lista di attività con il richiamo alla violenza e alla repressione della violenza è lunga. Alla distribuzione delle armi giocattolo ero arrivato tardi. Per me‘ non c’era più niente ero triste.

La guerra potrebbe essere anche una sorta di autoregolazione della società. Il continuo aumento della popolazione, la riduzione degli spazi, la concentrazione di masse, la ricerca di una vita migliore ma anche semplicemente coprire i fabbisogni primari e personali (si veda la piramide di Maslow) potrebbero – come espresso nel libro dal titolo Collasso di Jared Diamond – far crollare (o autoregolare) una società.

Una tesi sviluppata da Fini è tanto semplice quanto allarmante. Anche nella situazione di Pace, la società conosce delle attività che danno sfogo alla voglia di guerra: si pensi alle manifestazioni violente, a diversi sport estremi, il fenomeno degli stadi. Ma Questi sfoghi possono essere esercitati fino ad una soglia, sorpassata la quale lo Stato interviene per sedare gli animi e per rimettere le cose entro un certo livello di tolleranza. Questi sfoghi, però sono lungi – secondo Fini – a sopperire alla voglia insita di guerra.

Un altro aspetto certamente importante è il valore della vita in relazione alla situazione di pace e di guerra. Nella guerra il valore della vita è certamente molto più presente e chiaro che in situazione di pace. In guerra ho il pericolo di morire da un momento all’altro e quindi l’uomo si concentra sulle cose a lui importanti. In situazione di pace posso solo auto-distruggermi. Interessante anche la tematica della droga. Sempre secondo l’autore la droga non è una problema legato in misura maggiore alla pace che alla guerra. Certo nella guerra del Vietnam il consumo di droga era un dato di fatto, ma qui parliamo già di una guerra delegittimata dalla società. I soldati al fronte … combattevano e … morivano, mentre i loro coetanei rimasti a casa … li criticavano li emarginavano. Oppure si la droga era presente, ma per bisogno di accrescere le prestazioni, non certo per esigenza personale dei combattenti. Mentre la droga in situazione di pace distrugge l’individuo, lo rende inutile e lo porta lentamente verso la morte. Quindi la vita in questo caso non ha valore.

Sì probabilmente la Bomba ha delegittimato la guerra. Possiamo esserne contenti. Ma la nostra società evolve, sia nel bene sia nel male. Oggi ci sono le prime generazioni di adulti che, non solo non hanno conosciuto la guerra „legittima“, ma che neanche hanno vissuto la Guerra Fredda. La guerra al bando. Ma lo sfogo? Non sono un indovino, ma probabilmente il cammino della pace perpetua è ancora lunga e irta di pericoli (ma anche di opportunità). Oggi in alcune nazioni europee la disoccupazione giovanile è alle stelle. E chi se non i giovani ardono di energie, pronti a sfogarsi su tutto e su tutti.

Non amo la guerra, ma la guerra ha il suo fascino. Non amo la guerra, ma voglio sapere cosa è. Non amo la guerra, ma mi preparo ad evitarla.

Con queste mie parole conclusive, consiglio comunque la lettura di questo breve, intenso ed interessante saggio. Il testo è stato pubblicato una prima volta 1989, nel periodo finale della Guerra Fredda (io ho un’edizione del 1999). Ma anche dopo diversi anni, la fine della Guerra Fredda, l’Undici Settembre, e diverse guerre, il testo è ancora sicuramente attuale.

Massimo Fini
Elogio alla guerra
Tascabili Marsilio – Saggi, 1999
ISBN 88-317-7276-7

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