Perché ho scelto un’arma – Why I chose a gun

Il fucile come strumento di pace

Il titolo può sembrare paradossale. Come può essere un’arma, un oggetto pensato e costruito per uccidere un essere umano, uno strumento di pace? Lo spunto di questa riflessione viene dal discorso del capo delle forze armate olandesi, gen. Peter van Uhm.

Signore e signori, non mi trovo qui oggi per parlarvi della gloria delle armi. Le armi non mi piacciono.

Anche io come soldato dell’esercito svizzero, come professionista, come ufficiale ho scelto, consapevolmente o inconsapevolmente di fare della mia professione, di utilizzare degli strumenti di morte per salvaguardare la pace. Anche se può sembrare un paradosso, ci credo.

Come soldato sono in grado di utilizzare diverse armi, so calcolare le cause e gli effetti, so come reagire in caso di bisogno, sono cosciente che un utilizzo può portare la morte ad altre persone. Sono altresì conscio che anche dall’ufficio il mio risultato è poter preparare al meglio i subordinati all’utilizzo della forza. Forza letale in caso di necessità. Ma questo no fa di me un “rambo”, un patito della guerra, anzi fa di me una persona conscia della responsabilità che ha nel gestire l’uso della forza. Uso della forza che è di competenza fondamentale di ogni stato di diritto e che delega al corpo di polizia, di frontiera e alle forze armate,la sua messa in pratica.

Sono qui oggi per dirvi come un’arma può essere uno strumento di pace e stabilità.

Negli ultimi anni stiamo vivendo ad una piccola rivoluzione. L’uso della forza è sempre più delegata anche a società civili. È un tabù della nostra era moderna che viene rotto, ma non è di certo una novità. Questa nuova tendenza, ci dovrebbe fare riflettere. Fin tanto che l’uso della forza è appannaggio di uno stato di diritto, di una democrazia, come popolo, come cittadini possiamo restare relativamente sicuri che quest’ultima è veramente l’ultimo arazio e il suo utilizzo proporzionale all’interesse del suo popolo. Se l’utilizzo della forza però evade dai canoni democratici e porta ad essere appannaggio da istituzioni irregolari, non riconosciute, da gruppi terroristici, da gruppi di interesse particolari, ecco che il nostro fucile non sarà più come uno strumento di pace, bensì uno strumento di terrore.

In conclusione di questo breve commento, si al fucile come strumento di pace, si ad un controllo democratico e statale dell’uso della forza e al controllo di tutte le entità chiamate a mettere in pratica l’atto di forza. No al fucile come strumento di terrore e di morte. Sarebbe la fine e abbiamo tutto da perdere. Un mondo senza guerre, senza violenze è un ideale certamente da seguire. Si seguire, ma restando realisti e con i piedi per terra.

Trascrizione del video (stato 15.5.2012)

In qualità di comandante supremo delle forze militari olandesi,con truppe stanziate in tutto il mondo,mi sento davvero onorato di essere qui oggi. Quando mi guardo intorno in questa sala di TEDxAmsterdam,vedo un pubblico molto speciale. Siete voi il motivo per cui ho deciso di aderire all’invito di venire qui oggi.

Quando mi guardo intorno vedo persone che vogliono dare il proprio contributo, persone che desiderano costruire un mondo migliore,attraverso scoperte scientifiche,creando fantastiche opere d’arte, scrivendo articoli di critica o libri ispiratori,oppure avviando attività sostenibili. E tutti voi avete sceltogli strumenti più adatti alla realizzazione della missione per creare un mondo migliore. Alcuni scelgono di usare un microscopio. Altri la danza o la pittura,o la musica, come abbiamo appena ascoltato. Alcuni la penna. Altri usano lo strumento del denaro.

Signore e signori,io ho fatto una scelta diversa. Grazie. Signore e signori –(Risate)(Applausi) Io condivido i vostri obiettivi. Gli obiettivi degli oratori che hanno parlato da questo palco. Non ho scelto di usare la penna,il pennello, la telecamera. Io ho scelto questo strumento. Ho scelto il fucile.

Per voi, e lo avete già sentito,stare così vicini a quest’arma non rende tranquilli. E forse spaventa. Un vero fucile a pochi metri di distanza. Fermiamoci un attimo e osserviamo da vicino questo disagio. Lo potreste perfino sentire. Apprezziamo il fatto che forse gran parte di voi non ha mai visto un fucile da vicino. Ciò vuol dire che l’Olanda è una nazione pacifica. L’Olanda non è in guerra con nessuno. Significa che non c’è bisogno che i militari sorveglino le nostre strade. I fucili non fanno parte della nostra vita. In molti paesi è diverso. In molti paesi le persone conoscono i fucili. Vengono oppresse. Vengono intimidite dai signori della guerra,dai terroristi,dai criminali. Le armi possono causare molti danni. Sono la causa di molto stress.

Allora perché sto qui davanti a voi con quest’arma?Perché ho scelto questo fucile come mio strumento?Oggi ve lo voglio spiegare. Oggi vi voglio spiegare perché ho scelto questo fucile per creare un mondo migliore. Vi voglio dire in che modo questo fucile può essere utile.

La mia storia ha inizio nella città di Nijmegen, nella parte orientale dell’Olanda,la città in cui sono nato. Mio padre era un fornaio molto indaffarato,ma al ritorno dal lavoro spesso raccontava delle storie a me e mio fratello. E spesso mi raccontava la storia che adesso condividerò con voi. La storia di quello che gli era capitato quando era militare di leva nell’esercito olandese all’inizio della seconda guerra mondiale. I nazisti avevano invaso l’Olanda. Il loro bieco obiettivo era evidente. Volevano dominare con la repressione. La diplomazia non era riuscita a fermare i tedeschi. Rimaneva solo la forza bruta. Era la nostra ultima risorsa. E mio padre era in grado di farlo.

Essendo il figlio di un contadino che se ne intendeva di caccia, mio padre era un ottimo tiratore. Quando prendeva la mira non sbagliava un colpo. In questo momento decisivo della storia olandese mio padre si trovava sulla riva del fiume Waal presso la città di Nijmegen.Poteva prendere di mira i soldati tedeschi che venivano ad occupare un paese libero,il suo paese,il nostro paese. Fece fuoco. Non successe niente. Sparò di nuovo. Nessun tedesco cadde a terra. Mio padre aveva un vecchio fucile che non andava oltre la riva opposta. Le truppe di Hitler continuavano l’avanzata,e non c’era niente che mio padre potesse farci. Fino al momento della sua morte si portò dietro la frustrazione per i colpi mancati. Avrebbe potuto fare qualcosa. Ma con un vecchio fucile,nemmeno il tiratore migliore dell’esercito avrebbe potuto colpire il bersaglio. Questa storia mi aveva colpito.

Poi alle superiori ero preso dalle storie dei soldati delle forze alleate –soldati che avevano lasciato la sicurezza delle loro case e rischiavano la vita per la liberazione di nazioni e popoli che nemmeno conoscevano. Essi liberarono la mia città. Fu allora che decisi che avrei imbracciato un fucile –per il rispetto e la gratitudine verso gli uomini e le donne che erano venuti a liberarci –per la consapevolezza che a volte solo il fucile può presidiare il confine tra il bene e il male.

Ecco perché ho scelto le armi –non per sparare,non per uccidere,non per distruggere,ma per fermare i malvagi,per proteggere i deboli,per difendere i valori della democrazia,per difendere la libertà che abbiamo oggi di parlare qui ad Amsterdam su come possiamo rendere il mondo un luogo migliore.

Signore e signori,non mi trovo qui oggi per parlarvi della gloria delle armi. Le armi non mi piacciono. E se vi è mai capitato di ritrovarvi sotto tiro,capite ancora più chiaramente che un’arma non è uno strumento virile di cui vantarsi. Sono qui oggi per dirvi come un’arma può essere uno strumento di pace e stabilità. Forse uno degli strumenti più importanti di pace e stabilità di cui disponiamo al mondo.

contraddittorio. Ma durante le mie missioni in Libano,a Sarajevo, e a livello nazionale come Capo di Stato Maggiore dell’Esercito,ma questo è dimostrato anche da freddi dati statistici. Malgrado le immagini che vediamo quotidianamente nei media,le guerre tra nazioni sviluppate sono un ricordo del passato. Il tasso di omicidi in Europa è calato di circa di 30 volte dai tempi del Medio Evo. E i casi di guerra civile e di repressione sono diminuiti dalla fine della Guerra Fredda. Le statistiche mostrano che stiamo vivendo in un’era relativamente pacifica.

Perché? Perché è diminuita la violenza?L’umanità ha cambiato parere? Beh, stamattina si parlava della mente umana. Abbiamo perso i nostri impulsi animaleschi di vendetta,di rituali violenti,di violenza fine a se stessa?O c’è dell’altro?Nel suo ultimo libro un professore di Harvard, Steven Pinker –e molti altri pensatori prima di lui –concludono che una delle ragioni principali che porta a società meno violente è la diffusione degli stati costituzionali e l’introduzione su vasta scala del monopolio statale sull’uso legittimizzato della violenza –legittimizzato da un governo eletto democraticamente, legittimizzato da controlli reciproci e da un sistema giudiziario indipendente. In altre parole, un monopolio di stato che mantiene l’uso della violenza sotto stretto controllo.

Questo tipo di monopolio serve, innanzitutto,a rassicurare. Rimuove l’incentivo per una corsa agli armamenti tra gruppi potenzialmente ostili della nostra società. In secondo luogo, l’esistenza di sanzioni per chi fa uso della violenza lavora a favore della stabilità. Astenersi dalla violenza diventa più conveniente che intraprendere una guerra. Ora, la non violenza comincia a funzionare come un volano. Promuove ancora di più la pace. Dove non ci sono conflitti fiorisce il commercio. E il commercio è un altro incentivo importante contro la violenza. Con il commercio si crea una reciproca interdipendenza e ci guadagnano tutti. E se ci guadagnano tutti,tutti capiscono che sarebbero più le perdite che i guadagni se si cominciasse una guerra. Semplicemente, la guerra non è più l’opzione migliore,ed ecco perché la violenza è diminuita.

Questo, signore e signori,è il motivo per cui esistono le forze armate. Le forze armate garantiscono il monopolio di stato della violenza. Lo facciamo in modo legittimo solo perché la nostra democrazia ci ha chiesto di farlo. È questo uso legittimo e controllato delle armi che ha contribuito in larga misura a migliorare le statistiche di guerra,conflitti e violenza in tutto il mondo. È la partecipazione alle missioni di pace che ha portato alla risoluzione di molte guerre civili. I miei soldati usano le armi come strumento di pace.

Ed è proprio per questo che gli stati fallitisono così pericolosi. Gli stati falliti non usano la forza legittimamente né la controllano democraticamente. Gli stati falliti non sanno usare le armi come strumento di pace e stabilità. Ecco perché degli stati falliti possono trascinare un’intera regione nel caos e nel conflitto. Ecco perché diffondere il concetto di stato costituzionale è un aspetto così importante delle nostre missioni estere. Ecco perché stiamo cercando di realizzare un sistema giudiziario proprio ora in Afghanistan.Ecco perché addestriamo la polizia,i giudici,i pubblici ministeri in tutto il mondo. Ed ecco perché –e in Olanda noi siamo unici in questo –ecco perché la costituzione olandese di chiara che uno dei compiti principali delle forze armate è la difesa e la promozione delle leggi internazionali.

Signore e signori,guardando questo fucile pensiamo al lato oscuro del genere umano. Ogni giorno la mia speranza è che i politici, i diplomatici,i lavoratori umanitari possano trasformare i conflitti in pace e la minaccia in speranza. E io spero che un giorno gli eserciti possano essere sciolti e che gli uomini trovino il modo di vivere insieme senza violenza e oppressione. Ma fino a quel giorno,dovremo fare in modo di bilanciare ideali e fallimenti umani. Fino a quel giorno,la penserò come mio padre che aveva cercato di sparare ai Nazisti con un vecchio fucile. Difenderò i miei uomini e le mie donne che sono pronti a rischiare la vita per un mondo meno violento, per tutti noi. Starò dalla parte di questa soldatessa che ha perso parzialmente l’udito e ha riportato danni permanenti alla gamba,colpita da un razzo durante una missione in Afghanistan.

Signore e signori,fino al giorno in cui potremo fare a meno delle armi,spero che concorderemo che pace e stabilità non si ottengono gratis. Ci vuole un duro lavoro,che spesso non si vede. Ci vogliono un buon equipaggiamento e soldati ben addestrati e motivati. Spero che condividiate lo sforzo delle nostre forze armate per addestrare soldati come questo giovane capitano ed equipaggiarli con armi efficaci,invece del vecchio fucile che fu dato a mio padre. Spero che sosteniate i nostri soldati quando si trovano in missione, quando tornano a casa e quando sono feriti e hanno bisogno delle nostre cure. Mettono le loro vite a repentaglio per noi, per voi,e non possiamo voltar loro le spalle.

Spero che rispettiate i miei soldati,questo soldato con il fucile. Perché vuole un mondo migliore. Perché contribuisce attivamente alla creazione di un mondo migliore,proprio come tutti voi.

Molte grazie.

(Applausi)

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