Le sfide della logistica a livello truppa

Impiego ieri – oggi

Gettiamo brevemente uno sguardo all’organizzazione logistica durante la Guerra Fredda. Possiamo osservare quanto segue: l’organizzazione era capillare e decentralizzata

die Schweiz verfügte über mehr als 5500 Bauten und Anlagen und etwa 175 logistische Betriebe [1].

La truppa si riforniva presso le piazze di sostegno base (PSB). Per la truppa significava prendere in consegna i beni necessari presso le PSB. Questo sistema convergeva ottimamente con la situazione geopolitica ai tempi di Esercito 61 „bei der Erarbeitung der logistischen Konzeption wurden Lösungen realisiert, die auf unsere schweizerischen Verhältnisse und Bedürfnisse ausgerichtet waren[2]. Si produceva pane, farina, si rendeva l’acqua potabile, si macellava il bestiame. Il principio della logistica era il seguente „Güter welche im Kriegsfall nicht beschafft werden konnten, waren ständig auf Vorrat[3]. Una logistica capillare, molto autonoma, ma anche costosa.

Poi arrivò Esercito 95. I soldati mugnai scomparvero, i soldati per il trattamento dell’acqua non furono più necessari. La macellazione e la produzione del pane non ebbe vita lunga. Anche se ho vissuto questo periodo sempre in prima persona, mi è difficile darle un senso. Ho sempre avuto l’impressione che la riforma di Esercito 95 fosse un lifting superficiale, cioè che non tenesse conto delle mutate sfide. Sicuramente la riduzione delle prestazioni corrispondeva alle mutate esigenze strategiche. Meno chiaro era, a mio avviso, l’impiego tattico della riformata logistica; un gap fra la concezione strategico – operativa e la tattica. Per esempio gli stati maggiori di reggimento, essendo ridotti a pochi ufficiali, fungevano più da filtro con la grande unità, che da organo di condotta come lo era in Esercito 61.

Arriviamo ad esercito XXI. La grande riforma o meglio la Grande Riforma. Non solo nella riduzione degli effettivi, bensì anche nel modo di concepire le stesse forze armate. Con la riforma, anche la logistica si è dotata di una veste nuova. Innanzitutto gli arsenali lasciano il posto a soli cinque centri logistici. Per quanto riguarda il termine sostegno, quest’ultimo è sostituito con il termine di rifornimento – restituzione[4]. Nuovi, anche la struttura dei battaglioni; il battaglione logistico e il battaglione mobile logistico. Il primo responsabile principalmente per la preparazione delle classi di rifornimento presso i centri logistici; mentre il secondo responsabile per il trasporto delle classi di rifornimento presso la logistica di impiego. Il battaglione mobile logistico si doveva occupare di fornire le prestazioni logistiche alle formazioni d’impiego durante i suoi spostamenti e/o impieghi.

La realtà? Dal 2004, fino ad oggi sia il battaglione logistico sia il battaglione mobile logistico non sono assolutamente utilizzati secondo quanto pianificato a suo tempo. Anche quest’affermazione si basa essenzialmente sulla mia esperienza di comandante sostituto e comandante i s di un battaglione mobile logistico[5]. Senza voler fare polemica, sicuramente non necessaria ai fini di questo lavoro, trovavo – trovo – e troverò veramente peccato istruire dei soldati rifornimento / restituzione per poi non poterli impiegare correttamente. Per la logistica l’inizio della riforma non è stata facile. Da più parti, a volte a torto a volte con ragione, è stata duramente criticata.[6] Ma non è tutto. I moduli logistici a, mio avviso, sono stati pensati prendendo in considerazione la dottrina della US Army o della NATO (North Atlantic Treaty Organization); Main Support Battalion (MSB) uguale al battaglione logistico e Forward Support Battalion (FSB) al battaglione mobile logistico.[7] Questo andrebbe bene per un esercito operante su teatri al di fuori dei propri confini, oppure su un territorio di ampio respiro, ma sicuramente non per un piccolo paese come il nostro. Terminiamo queste brevi riflessioni con un fatto curioso: all’inizio della riforma di Esercito XXI la fanteria, ma anche molte altre truppe, avevano aggiunto nei propri organigrammi una compagnia logistica. Oggi, per motivi sicuramente validi, queste unità saranno ben presto nuovamente stralciate (es fanteria). Alcuni dubbi però sono leciti: si sapeva veramente impiegare il soldato logistico? Oppure la logistica non era abbastanza sollecitata, rispettivamente esercitata? I grandi consumatori di logistica, quali l’artiglieria e le formazioni meccanizzate sono sicuramente più sensibili a questi problemi. La grande quantità di munizioni o carburante, necessario al proprio funzionamento, è un elemento centrale alla riuscita di una missione. In queste formazioni, quindi, la logistica è sicuramente meglio sollecitata; di riflesso anche l’istruzione logistica. In Esercito 95 troviamo nel promemoria per il soldato sostegno dell’artiglieria un documento in aiuto all’istruzione logistica[8]. Sicuramente anche altre truppe possedevano documenti analoghi. Con Esercito XXI, però non troviamo più una documentazione ufficiale. Anche se, sicuramente tale documentazione esistesse, mancherebbe di una visione unitaria; ognuno insomma cura il proprio orticello. La situazione vigente in ambito di personale e di strutture ha sicuramente contribuito a un peggioramento della visione logistica riflettendosi sul personale professionista e sulla truppa.

L’istruzione dei soldati del sostegno – oggi rifornimento e restituzione –per Esercito 61, 95 e XXI era ed è compito della formazione logistica (rifornimento e restituzione); mentre le truppe combattenti formavano e formano tuttora i propri soldati sostegno (escluso le forze aeree) – oggi soldati logistici. Fino ad ora, questo tipo d’istruzione, era possibile; vuoi per il suo impiego – vedi esercito 61 – vuoi per la riduzione degli effettivi senza andare a toccare la massa critica.[9] Prima di continuare però, è bene ricordare un fattore importante che fino ad ora volutamente non è stato citato: il soldato della manutenzione (escluso le forze aeree) viene da sempre formato in modo centrale per poi confluire, al termine della formazione, presso la truppa. Ora dobbiamo chiederci se a fronte delle nuove sfide sarà ancora possibile o giudizioso formare separatamente il soldato logistico, oppure concentrare l’istruzione sotto la responsabilità di un’unica scuola. Prima di questo però, è importante definire quali trend emergeranno prossimamente nell’ambito della logistica, e questo, tenendo conto degli elementi descritti nel primo capitolo.

Trend del domani e possibili nuovi processi

Se, come abbiamo visto in precedenza la velocità dell’azione e la superiorità dell’informazione saranno i criteri predominanti per le azioni future, anche la logistica dovrà adattarsi di conseguenza. Non dovremo però dimenticare anche un terzo criterio: ossia l’elemento finanziario. Per lo sviluppo di queste riflessioni ci dobbiamo però basare su un possibile impiego delle nostre forze armate. Ci baseremo su scenari possibili, quali la sicurezza del territorio o possibili operazioni in ambito PSO (Peace Support Operations). La difesa, oggi come forma di impiego meno probabile, non sarà oggetto delle nostre riflessioni. Prima di continuare è d’obbligo una precisazione sul significato di truppa; per truppa, s’intende i battaglioni (mobili) logistici e la logistica d’impiego.

Giunti a questo punto, possiamo porci la seguente domanda: quali saranno i processi per migliorare la velocità dell’azione e garantire la superiorità dell’informazione? Innanzitutto dobbiamo renderci conto che la velocità dell’azione è strettamente legata alla superiorità dell’informazione. In ambito logistico significa innanzitutto “avere una visione globale delle risorse a disposizione”[10], e tramite il supporto della tecnologia, da una parte snellire le operazioni di preparazione delle prestazioni logistiche, dall’altra garantire la prestazione logistica secondo il principio del concetto denominato Just-In-Time, descritto nel lavoro di Plogmann[11]. Si può quindi utilizzare il termine di logistica mirata. Una possibile soluzione sarebbe di integrare la gestione elettronica della logistica in un unico sistema mantello quale FIS-Heer (Führung Informationssystem). In questo modo dovrebbe essere possibile per l’operatore logistico avere una visione generale su tutte le risorse logistiche a disposizione.

Ma questo non basta. Oltre alla disponibilità dei dati, bisognerebbe anche rivedere alcuni processi tattici. Per esempio bisognerebbe chiedersi se, sempre a fronte degli scenari futuri, non fosse possibile gestire le prestazioni delle classi di rifornimento dai centri logistici direttamente presso le compagnie, senza passare da stazioni intermediarie. Questo nuovo processo migliorerebbe la velocità di esecuzione ed una migliore gestione delle risorse logistiche. Quanto descritto è solo una possibilità per ridurre i processi ed è in linea con il concetto di Just-in-Time, ossia efficienza, flessibilità e prestazione.[12]

Un altro aspetto, questa volta legato all’elemento economico è il concetto dell’outsourcing. Prima però dobbiamo prendere conoscenza di un piccolo paradosso legato da una parte all’istruzione del soldato logistico, dall’altro all’ammodernamento dei processi in ambito logistico.

Parliamo del processo di rifornimento / restituzione e del processo della manutenzione. Come detto al punto 2.1, il processo di rifornimento / restituzione ha perso la capacità di produzione, prediligendo l’outsourcing. In concreto i bisogni sono assicurati grazie al settore civile. Mentre a livello di manutenzione, abbiamo mantenuto la capacità di riparare la maggior parte dei nostri veicoli. A livello di istruzione assistiamo al contrario; ossia l’istruzione del soldato a livello manutenzione è centralizzata per tutto l’esercito (forze aeree escluse), mentre l’istruzione del soldato logistico, specificatamente al rifornimento e restituzione è decentralizzata (ogni truppa forma i propri soldati logistici e la maggior parte di essi). Il paradosso? Semplice: il processo rifornimento e restituzione è in linea con lo sviluppo dei suoi processi, mentre lo è meno a livello d’istruzione, mentre il servizio manutenzione è in linea con un’istruzione centralizzata (e quindi con un utilizzo migliore delle risorse), ma anacronistico per quanto riguarda il proprio catalogo d’istruzione (prestazioni quasi a 360 gradi).

Ecco perché è lecito porre le seguenti domande: fino a che punto l’outsourcing è una soluzione al passo con i tempi? E fino a che punto l’istruzione decentralizzata del soldato logistico si può definire in linea con gli sviluppi e i mezzi a nostra disposizione? Brevemente una risposta: cedere alcune prestazioni di manutenzione ad attori civili o parastatali (esempio RUAG) in base agli scenari d’impiego futuro è giustificabile, liberando nel frattempo diverse risorse nell’ambito del personale. L’istruzione del soldato logistico centralizzata si giustifica sempre di più, da una parte per una migliore centralità di pensiero e tattica, dall’altra per una mera contrazione negativa degli effettivi, cioè la massa critica nel rapporto costi e benefici.

Condannati al successo

Siamo condannati al successo! Non possiamo perdere di vista quest’affermazione. Innanzitutto però dobbiamo essere consapevoli che la logistica di base, più precisamente la BLEs (logistica base dell’esercito) deve avere una strategia chiara (e qui siamo sulla buona strada, anche se c’è ancora tanto da fare[13]) ma, questa strategia deve inevitabilmente coincidere anche con l’operativo sul terreno. Altre possibilità ci condannerebbero all’insuccesso.

Durante questo capitolo, abbiamo così preso atto dei cambiamenti accorsi a seguito delle diverse riforme. Abbiamo poi identificato i probabili campi di azione della logistica mirata.

Di seguito le principali conseguenze nel campo della velocità dell’azione

  • per garantire il successo, abbiamo bisogno di un ripensamento dei processi tattico-logistici.
  • e un ripensamento sul concetto di outsourcing.

Nell’ambito della superiorità dell’informazione

  • l’importanza di poter disporre della visione globale dei beni logistici
  • e garantire una migliore integrazione dei diversi elementi informatici.[14]

Da queste prime considerazioni, ora possiamo cercare di identificare alcuni criteri base. Questi criteri si riferiscono al rapporto Logistik Lessons Learned.[15] I criteri identificati nel 2003 trovano ancora una rispondenza ai fini di questo lavoro, ossia nella ricerca di una logistica mirata ed efficace.

  • Una dottrina forte, snella e uguale per tutti.
  • Un’accresciuta competenza nel C3 (Command, Control and Communication).
  • Una mobilità e flessibilità.
  • E una migliore competenza a livello della propria protezione (singolo e di reparto).

Breve sintesi

Abbiamo preso nota delle differenze fra la logistica di ieri e di oggi. In seguito, abbiamo gettato uno sguardo alla logistica del domani. In questo contesto è doveroso ricordare come la logistica dovrà adattarsi alle nuove esigenze, ossia essere ancora più veloce, mirata ed economica. Nel campo dell’istruzione, la logistica dovrà fornire prova di una migliore sinergia e di un utilizzo oculato delle risorse, dove sarà comunque necessario un concentramento delle risorse a livello di istruzione di base. Terminando poi con la sicurezza, è utile non dimenticare che la logistica militare a differenza di quella civile, dovrà aumentare il proprio grado di protezione, sia a livello di materiale (qualità), sia a livello di istruzione (tipologia degli esercizi / impieghi).

Se durante Esercito 61, la logistica era capillare e decentralizzata e provvedeva al proprio fabbisogno mediante la produzione di beni, quali il pane, la farina, la carne e l’acqua, nella fase successiva, cioè Esercito 95, la logistica conobbe sostanzialmente una riduzione degli effettivi e dei compiti e la messa fuori esercizio della produzione. Cambiarono anche i processi; durante esercito 61 vigeva il principio del “venire a prendere”, mentre in Esercito 95 si passava all’opposto cioè al principio “portare”. Questo principio è valido ancora oggi. L’attuale struttura dell’esercito, ha però anche conosciuto una notevole riduzione dei depositi (concentramento) e una ristrutturazione, rispettivamente riduzione, dei corpi di truppa. Il futuro dei processi logistici, sarà caratterizzato da una maggiore velocità di esecuzione delle prestazioni logistiche. Sarà una logistica mirata, ossia pianificata nel dettaglio in funzione della missione da eseguire.

Questa visione potrà realizzarsi grazie anche ad una maggiore digitalizzazione e riduzione dei passaggi logistici; dal produttore al consumatore nel minor tempo possibile. Il quesito finale inerente al perché la logistica è condannata al successo è semplice da spiegare: come ieri, anche oggi la logistica è determinante per la riuscita di qualsiasi operazione. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo visto la necessità di possedere una valida base dottrinale e un equipaggiamento moderno in linea con gli sviluppi citati nella prima sezione di questo capitolo.


[1] Betschon Franz und Geiger Louis (Herausgeber). Erinnerungen an die Armee 61 – Eine zeitgeschichtliche Dokumentation. Frauenfeld, Verlag Huber, 2009. ISBN 978-3-7193-1513-9, pag 151.

[2] Betschon, Geiger. Erinnerungen an die Armee 61 – Eine zeitgeschichtliche Dokumentation, pag 151.

[3] Betschon, Geiger. Erinnerungen an die Armee 61 – Eine zeitgeschichtliche Dokumentation, pag 151.

[4] Nachschub / Rückschub non è un termine nuovo – vedi disegno di copertina.

[5] Corso di ripetizione 2007 (comandante i s), e corso di ripetizione 2008.

[6] Gafner, Beni. Armee am Abgrund. Einsiedeln, Balmer Bücherdienst AG, 2007. ISBN 978-3-033-01420-6, pag 173-177.

[7] Questa affermazione si basa sulla mia esperienza presso la US Army, Army Management College, FT Lee, Virginia, 2003.

[8] Behelf 55.89 d – Versorgungs-Behelf für den Vsg Sdt der Artillerie. Gültig ab 1. Februar 1998.

[9] Per massa critica si intende al di sotto la soglia di poche unità dove un’istruzione con corpo insegnante presente sul posto non è più economicamente o strutturalmente possibile.

[10] Plogmann, Stefan. Militärlogistik – Der „Just-In-Time-Krieg“. Seminar Wirtschaftinformatik & Logistik. Fachhochschule Lichtenstein, 2004. http://www.plogmann.net/w/2/43/index.htm (Stato maggio 2009), dossier pag 63.

[11] Plogmann, Stefan. Militärlogistik – Der „Just-In-Time-Krieg“, dossier pag 62.

[12] Plogmann, Stefan. Militärlogistik – Der „Just-In-Time-Krieg“, dossier pag 63.

[13] Miglioramenti confermati dal responsabile della LBEs (div Favre) in occasione del rapporto annuale tenutosi a Berna ad inizio anno.

[14] Questa riflessione è stata scritta nel mese di aprile di quest’anno. Nel mese di ottobre in tutta la stampa svizzera, si è parlato del vaso di pandora nel campo informatico.
_______. Tagesanzeiger. Bundesrat Maurer holt Ex-Swisscom-Chef
http://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/standard/Bundesrat-Maurer-holt-ExSwisscomChef/story/19801330.
(Stato 26.26.10.200)

[15] Rappazzo, Alessandro. Logistik Lessons Learned – Wo wir stehen und wo wir uns verbessern können. Questo lavoro è stato redatto nel 2003 durante il soggiorno negli Stati Uniti, presso la US Army.
Una guerra. Un agguato. Un insegnamento. Anche le formazioni logistiche sono in pericolo. I soldati logistici, devono seguire un’istruzione verde importante, oppure è un lusso al quale possono farne a meno? È la mentalità del logistico prevalentemente legata all’aspetto tecnico? Il rapporto vuole in base alle esperienze americane durante la guerra del Golfo, trarre alcune riflessioni per l’esercito Svizzero.

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