Azione – Reazione

Come mai siamo arrivati a parlare sempre più insistentemente del concetto di „Cyber-War“? Iniziamo la nostra riflessione in un altro modo. Se qualcuno mi sferra un pugno una mia prima reazione – forse una reazione naturale di tutti – è quella di scansare quest’ultimo e rispondere adeguatamente. Se riesco ad evitarlo e a concludere la mia reazione con successo, probabilmente cambierò poco nel mio modo di agire. Ma se il pugno dovesse arrivare a destinazione, con tutta probabilità adotterei in futuro un nuovo metodo – una nuova difesa e con tutta probabilità un nuovo attacco. Strano? Non direi. Piuttosto evidente. Niente di nuovo quindi. Se non fosse altro che il contendente seguirà lo stesso processo. Dunque; azione e reazione. I barbari famosi per la loro combattività vennero più volte sconfitti dai romani a fronte di una meglio – o adeguata – tecnica e tattica. Il quadrato, la collaborazione fra la cavalleria e il fante ma non dimentichiamo l’uso della tecnica – catapulte, fuoco. E così via fino ai nostri giorni. Lo sviluppo tecnologico, le nuove armi – è da ricordare che la scoperta della polvere da sparo rivoluzionò pesantemente il modo di concepire la guerra – e le tattiche-strategie, si sono sviluppate e si sviluppano in stretta collaborazione. Dopo le grandi Guerre dello scorso secolo avevamo ereditato al termine della Guerra Fredda degli eserciti di massa, degli eserciti pesantemente armati. Anche lì il modo di combattere l’avversario più grande e più forte, assunse una nuova fisionomia; la guerra di guerriglia. Piccoli gruppi contro eserciti più grossi e sempre più all’avanguardia. A questo punto anche questi mastodontici complesse organizzazioni agirono a questa nuova situazione con l’impiego di mezzi sempre più precisi, di armi sempre più precise. Si può assumere che a fronte di questa azione, anche la guerriglia o il guerrigliere agirono nuovamente e da piccoli gruppi si ridussero ancora di più e nel campo della tecnologia adottarono nuove contromisure. Il discorso potrebbe andare più avanti nel definire più concretamente queste azioni e reazioni. Ma prendiamo un semplice esempio che potrebbe essere chiaro nel comprendere questo sviluppo costante; la comunicazione. Prima i gesti, poi il fuoco o il fumo come mezzo di comunicazione. Si passò poi alla comunicazione scritta, aperta, codificata. Alle trasmissione per radio, aperte, codificate, criptate. Ancora una volta azione e reazione. Ancora nel 1987 quando come recluta trasmissione venni istruito nella comunicazione vi era un accento alla sicurezza. Trasmettavamo in codice. Anche nelle comunicazione via filo del telefono cercavamo di camuffare le linee. Si cercava di trasmettere anche il meno possibile per evitare di essere individuati come fonte – e quindi essere un bersaglio successivo dell’artiglieria. Oltre alle armi, la comunicazione – o meglio il metodo di comunicare, di recepire, di elaborare e di trasmettere le informazioni – ha subito negli ultimi anni uno sviluppo epocale. Ormai è tutto connesso; informazioni in tempo reale, connessione fra il comando superiore e l’uomo sul terreno. Potrei andare avanti, ma tutto è conosciuto. Siamo entrati ora nell’era della Cyber-War. Dove la parte avversa, governi o semplici gruppi con i più svariati interessi per il tramite della rete tende a perseguire i propri obiettivi. Fondamentalmente – da un punto di vista del processo-storico-strategico, niente di nuovo; siamo ad un ulteriore stadio degli affari militari. Ora possiamo pero chiederci quali siano le strategie i metodi per fronteggiare il pericolo cibernetico – un pericolo che mescola affari militari e interessi civili. Sicuramente possiamo asserire che lo sviluppo delle misure in ambito Cyber è di competenza della politica di sicurezza di ogni singolo paese ed organizzazione. Una piccola ma non poi così remota contromisura dal pericoli cyber è quella semplicemente la possiamo riassumere nel seguente concetto: disconnessione!

Dunque ancora una volta: Azione e Reazione!

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