L’allenamento psico-fisico

Correva il 1980, il mio primo campeggio, era il Cana-Bula (campo nazionale scout svizzero). Ai piedi portavo delle semplici Clark e un sacco da montagna con il telaio in alluminio. Pioveva. Avevo i piedi fradici e il sacco mi faceva male. La guida si era persa. Il tempo passava. Mentalmente ero Ko.Volevo non essere li. Nel 1991 ero tenente, preparato fisicamente. Durante la marcia della settimana di resistenza mi ero adoperato per aiutare delle mie reclute in difficoltà. Non avevo però calcolato il dopo della marcia. Stanco e provato, presi una decisione. Guardia si, ma limitata al minimo. Decisione sbagliata e non adattata alla situazione. Il più difficile fu dover dare l’ordine di aumentare il dispositivo della guardia.

Con la motorizzazione dell’esercito e il cambiamento di abitudine della nostra società, l’istruzione fisica – per intenderci le marce – hanno perso d’importanza. Una marcia richiede tempo – si può pensare – tempo che potrebbe essere meglio impiegato per l’istruzione. Giusto per un senso, sbagliato per l’altro.

Apprendere le tecniche militari, con l’ausilio del miglior materiale non è tutto. La salute psico-fisica deve essere parallelamente allenata. Giorno dopo giorno. La truppa deve essere abituata a lavorare anche in condizioni difficili. Mi ricordo che da quando ho effettuato la 100 km a piedi, la mia percezione sullo sforzo fisico, sulla possibilità di raggiungere un obiettivo è cambiato. So che è possibile. Come novello scout ho imparato che gestire il proprio mentale è importante. Come giovane ufficiale ho imparato a gestire meglio le mie forze. Come professionista mi rendo conto che l’istruzione è costituita anche dal sudore. Ecco perché ritengo che la fanteria motorizzata ha un senso. È giusto così. Ritengo però anche che allenare la propria truppa, metterla in condizione di migliorare le proprie prestazioni psico-fisiche è un elemento chiave per poter ottenere il meglio nel momento del bisogno.

Oggi se è troppo caldo, tendiamo a rinunciare allo sforzo. Se è troppo freddo pure. Sbagliato. Se è caldo si può sempre marciare. Importante è come e con quali conseguenze bisogna agire per garantire la sicurezza della propria truppa. Marciare è possibile. Come è possibile marciare anche con il freddo. Attualmente l’aspetto psico-fisico, a mio avviso, è poco preso in considerazione dall’istruzione militare. In definitiva è oggi più importante riempire una tabella attestante la riuscita di un’istruzione o di un test. Chi se la sentirebbe di effettuare un test importante dopo aver effettuato una marcia per esempio di 10 km? Non mi piace ricordare il passato, ma a volte aiuta a capire meglio il senso del discorso. Come recluta, sottufficiale mi ricordo che dovevamo giornalmente spostarci a piedi per 20-30 minuti per poter raggiungere i mezzi di trasporto o le piazze di lavoro. Con il bel tempo o con il brutto tempo. Ho così imparato a lavorare sotto stress, sotto sforzo fisico. Oggi ne vedo solo i benefici. Sono fermamente convinto della bontà e della validità dell’allenamento psico-fisico. Spostamenti giornalieri e marce fino ad arrivare ancora alla psicologica soglia dei 50 km per le reclute. Non è tempo sprecato. È un investimento. E ne vale la pena.

Questa tematica non è appannaggio solo del settore militare, bensì anche di quello civile. Dipendenti, quadri di ogni livello in forma garantiscono un rendimento maggiore. E tanto per ripeterci: è un investimento. E ne vale la pena.

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