Le masse

Il concetto di massa non è un pensiero contemporaneo. Da sempre l’uomo, il singolo uomo è riuscito nel bene e nel male a manipolare le masse. D’altro canto un semplice fatto può essere all’origine del formarsi di una massa con conseguenze anche devastanti. Quindi anche una massa ha degli influssi sulla sicurezza interna di uno Stato. Tanto più una popolazione è libera, ma nel contempo rispettoso di alcuni principi basi, tanto meglio sarà il suo controllo.

I nomi di coloro che hanno saputo richiamare e condurre una grande quantità di persone, sia nel bene che nel male sono tanti; basti ricordarsi di Benito Mussolini, Adolf Hitler, Tito, Lenin, Giovanni Paolo II, Mahatma Gandhi, Martin Luter King e Nelson Mandela. Ma non solo l’uomo può manipolare le masse. Con l’avvento della tecnologia e dei mezzi di informazioni quest’ultime possono essere manipolate o condotte da mezzi d’informazione al servizio di istituzioni o gruppi di persone che perseguono propri scopi. Il generale Clark nel suo libro „come vincere le guerre moderne“ descrive come l’amministrazione Bush ha architettato la strategia per avvicinarsi all’obiettivo della guerra in Iraq, riuscendo ad avere la popolazione dalla propria parte. Se allora il campo di battaglia coinvolgeva soprattutto le forze armate oggi con il concetto di Battlespace, ogni settore della società è ancora più correlato nella strategia da applicare. Ed è così che anche le masse ricoprono un ruolo non di sottovalutata importanza.

Accennavo prima alla necessità di poter tenere sotto controllo le masse. Questa opinione però non vuole dire indottrinamento statale. Valgono qua semplicemente le regole di buon costume di rispetto dei diritti di ognuno. Lo stato dover perciò garantire benessere e prosperità, mentre le istituzioni formative e le famiglie quella via del dialogo a discapito dello scontro. Utopico però è l’idea che a fronte di questa tendenza, si può fare a meno del potere coercitivo.

Un esempio sempre d’attualità è il fenomeno della violenza negli stadi. Attualmente è di rigore separare preventivamente le tifoserie e questo già agli ingressi dell’arena. Sempre più ingenti forze di polizia e di sicurezza, devono essere impiegate per la sicurezza. Siamo peraltro unanimi nell’affermare che la quasi totalità delle persone sono di indole pacifica. Ma allora come si può spiegare che da un inizio, magari circoscritto, il conflitto si possa allargare coinvolgendo un numero maggiore di persone? Perché uomini e donne distinti si lasciano coinvolgere emotivamente? È la dinamica del gruppo, dove nella quantità subiamo un appiattimento di tutto quello che in realtà viviamo. Nella massa corriamo il rischio di appiattirci come persone. Anche nella nostra Svizzera tranquilla abbiamo i nostri grattacapi. Praticamente da alcuni anni il primo maggio, simbolo della lotta dei lavoratori viene sempre più perturbata da gruppi di estrema destra o semplicemente agitatori. Nel caso del 2006 abbiamo constatato come un centinaio di persone hanno potuto perturbare l’ordine pubblico, portando non solo a danni finanziari, ma anche a danni di immagine del nostro paese.

Uno spunto di riflessione ci viene dai mondiali di calcio 2006 che si sono tenuti in Germania. È il caso della nostra nazionale che sull’onda dei buoni risultati, ha messo in evidenza la grande mobilitazione che ha seguito il suo cammino durante il mondiale. Magliette rosse con la croce Svizzera, bandiere, bandierine sulle auto, make-up sul viso e su ogni parte del corpo. Anche la partecipazione agli eventi ha conosciuto un aumento. Non solo agli stadi al seguito delle partite, ma anche nelle città, nei centri. È da questa situazione che diversi organi di stampa hanno parlato di nazionalismo pericoloso. Queste masse monocolore made in Switzerland che a squarcia gola, con canti, grida, gioie e anche lacrime hanno vissuto ogni momento del percorso della nostra nazionale. Pericolo? Siamo diventando estremisti? Violenti? Al contrario perché non pensare al positivo. Perché non pensare ad un fenomeno si di massa, si dettato dai buoni risultati, ma anche per un amore del patrio suolo limpido e onesto che non deve confondersi con un nazionalismo oltraggioso. Alimentare le idee negativiste non è certo d’aiuto. Se comunque mettiamo sotto la lente la nazionale di calcio, possiamo scoprire che quest’ultima racchiude diverse nazionalità da Barnetta, Hakan, Behrami e altri ancora tanto per citarne alcuni. Alla luce dei fatti questi mondiali ci hanno invece proposto una dinamica di massa che ha saputo rispondere a criteri civili e di buona educazione e non come prospettato da certa stampa di nazionalismo. Un sano amore per la propria patria ritengo che sia comunque importante ed è per questo che in questa occasione le diverse espressioni di gioia e di appartenenza hanno segnato un importante punto; il punto della convivenza pacifica di un popolo (quello svizzero) che offre al suo interno diverse nazionalità e che per una volta è riuscito a trasmettere il suo entusiasmo ad una nazione intera.

Questo fenomeno dell’appiattimento del nostro essere, può anche essere analizzato sotto l’ottica dell’anonimato. Se in un gruppo troviamo solamente dei caratteri ALPHA, si corre il rischio di ottenere un risultato caotico e incontrollato. Vale l’esempio improntato sullo sport, dove l’aggruppare in una squadra di numerosi talenti, non è sinonimo di vittoria. È più facile con una composizione del genere giungere ad una sconfitta, mentre per una squadra di ben più modeste qualità è più facile di quest’ultima possa raggiungere risultati maggiori.

Con il termine masse non voglio certo privarne della giusta considerazione che all’interno di essa, ogni singolo deve avere. Ma la massa in tanto a tale se non è educata a canoni di autodisciplina, può essere un elemento di perturbazione della sicurezza e dello sviluppo pacifico di una società. D’altro canto l’educazione della massa deve accuratamente soppesare il livello di intervento dello Stato. In effetti, bisogna evitare soprattutto che le masse siano manipolate, non solo dagli agitatori, ma anche da persone rappresentanti del potere politico. Quindi una massa educata è sinonimo anche di sicurezza.

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