I trenta giorni di Hitler

Come il nazismo arrivò al potere

Henry Ashby Turner Jr., pp 256, Le Scie Mondadori, 1997
Si poteva fermare Hitler prima che giungesse al potere? Un’avvincente ricostruzione dei trenta giorni che videro l’ascesa del leader nazista ma che avrebbero invece potuto segnare la sua definitiva sconfitta.

Breve riassunto

Bisogna riprendere dal trattato di Versailles, il quale impose alla Germania un pesante tributo; un risarcimento notevole per i danni provocati dalla guerra e una limitazione alle forze armate.

Dalle ceneri dell’antico regime Germanico nacque la repubblica di Weimar, che comunque avrà vita dura.
In effetti sarà vista con diffidenza dalla popolazione, si renderà impopolare. Le vecchie caste militari addosseranno alla repubblica il peso morale della sconfitta, della pugnalata alle forze armate.

Prima della grande depressione (1929) comunque sembrava che la nuova democrazia potesse funzionare anche in Germania, ma con l’irrompere della crisi (milioni di senza lavoro), gli scontri politici, troviamo uno spostamento del potere decisionale dal parlamento al governo. Quest’ultimo tramite decreti speciali, aggirava le più elementari competenze (Reichstag) rendendosi in fin dei conti più autoritario.

Fino al 1932 Hitler è stato sul punto di sparire definitivamente dalla scena politica, cioè di ritornare nell’anonimato. In effetti la sua rapida ascesa di consensi (partito nazista) trovò verso la fine della crisi economica una rapida discesa, testata dal elezioni avute in occasione di sfiducia al governo.
Come detto era in perdita di consensi e all’interno del partito nazista si cominciavano a delinearsi alcune rotture. Inoltre la crisi finanziaria all’interno del partito acutizzava questi malumori.

Hitler in se era un uomo di origini non nobili e benestanti, ma da un forte carattere e dialettica. Un aspetto importante fu il suo interesse per Wagner il compositore; interesse per il quale poté, tramite la famiglia Wagner entrare nei grandi salotti ed imparare usi e costumi dell’alta borghesia.
Come detto prima l’istruzione non era a livello universitario, comunque era un gran divoratore di giornali e seppe sempre sorprendere i suoi interlocutori per l’ampiezza delle suo conoscenze.

Hitler comunque a quell’epoca era considerato benestante. Un profitto era anche dato dai diritti del suo libro „mein Kampf“ (che pochi nell’alta società avevano letto) e da vari aiuti di alcuni protettori.

Fino al momento del tentato colpo di stato (putch), che gli costò un anno di prigione, sbandierava in pubblico i suoi veri scopi di una grande Germania. Dopo questo fatto però cambiò strategia; cercava di perseguire l’arrivo al potere seguendo la strada della democrazia, mascherando i suoi veri obiettivi politici.

Una cosa che contraddistinse l’operato di Hitler fu il suo concetto di „politica del tutto o niente“; rifiutò a più riprese di entrare nel governo, come ministro o vice-cancelliere. Per lui questo voleva dire dare la possibilità all’avversario politico di distruggerlo definitivamente. Accettava solo l’idea di un governo diretto da lui.
Hindenburg comunque non lo vedeva di buon occhio e questo permise per lo meno di tenere Hitler a debita distanza dalle leve del potere.

Dopo la caduta di Franz von Papen (prediletto di Hindenburg), operata dal suo ex protettore e amico (gen.) Schleiter, prese la direzione quest’ultimo, ma la sua (non) tattica lo portò inconsapevolmente a cedere il potere agli inizi del 1933 all’uomo che dettò le sorti del mondo per parecchio tempo.

Va detto inoltre che oltre all’incompetenza politica di Schleiter, un altro fattore risultò importante all’ascesa di Hitler alla cancelleria e cioè Papen. Assetato di vendetta tesse (credendo di poter controllare Hitler) la strada alla scalata di Hitler. Gli ultimi giorni di gennaio del 1933 furono in effetti pieni di incontri e pieni di mezze verità per comporre il nuovo gabinetto, che verrà guidato dal futuro dittatore.

Tutti pensavano di poter controllare Hitler, ma tutti commisero un grande sbaglio.

Si può anche dire che il movimento nazista arrivò al potere, poiché i suoi seguaci seppero introdursi in tutte le organizzazione, arrivando piano piano, passo dopo passo alle leve del potere, per poter unire poi le loro forze e creare un fronte unico.

La presa della cancelleria, però non significava un accesso al potere assoluto, ma il futuro dittatore seppe nei mesi successivi venire a campo del bandolo della matassa, con lo scioglimento del Reichstag e le successive „libere“ votazioni, addossando pure colpe (per es. l’incendio del Reicshtag) ai comunisti.

Passo dopo passo Hitler mise i suoi delfini nei punti chiave del suo gabinetto. Beneficiò poi con astuzia di decreti speciali emanati e concessi dal presidente (ormai prossimo alla morte). Di fatto già prima della morte di Hindenburg (agosto 34), Hitler era già di fatto diventato dittatore della Germania.

Sul fronte della politica Hitler beneficiò poi di risultati positivi (posti di lavoro, ripresa economica) conseguiti dai suoi predecessori, ma che lui seppe far suoi.

Il suo arrivo al potere, lo si può anche spiegare come una sequenza straordinaria di avvenimenti a lui positivi. Prima di divenire cancelliere gli avversari avevano già pronto un suo necrologio politico, ma poi … la rimonta. Può darsi anche che il potere ristretto ad una sola cerchia di uomini, coinvolti anche da simpatie e antipatie e da credi dell’antico regime e di ordine imperiale, abbiano aiutato la sua ascesa.

Hitler in questo gioco perverso di carte non diede le carte, bensì le ricevette da questo gruppo di persone e lui impassibile e composto e ligio al suo crede del „tutto o niente“ ne seppe approfittare.

A Hindenburg quindi viene data la responsabilità morale di aver consegnato il potere nelle mani di Hitler.
A Schlieter la colpa di non essere stato un politico accorto e astuto e forse con poca voglia di potere.
A F von Papen il ruolo di vendicatore e da traghettatore (bugiardo e macchinoso) all’avvento di Hitler.

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